Barack Obama è di nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Sulla sua rielezione, sembrano essere di grande interesse i voti provenuti dai gruppi religiosi più forti della nazione.

Come è noto, il voto al presidente degli Stati Uniti, e in particolare a un presidente democratico, si gioca moltissimo sulle divisioni sociali nel Paese e su quanto queste riescano a essere ammorbidite nel corso della campagna elettorale. Barack Obama ha sempre parlato in favore dell’aborto, dell’eutanasia, del matrimonio tra persone dello stesso sesso e del mantenimento della sua legge sanitaria.

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Nonostante questo, però, il 51% dei cattolici ha favorito il presidente in carica, mentre il 48% ha votato per Romney. Di certo, la differenza non è molta, ma fa capire che i cattolici hanno preferito votare tralasciando le questioni più strettamente religiose. Prima delle elezioni, infatti, sono stati molti i vescovi che – direttamente o indirettamente – si sono scagliati contro Obama, tanto che il vescovo di Springfield aveva garantito la perdizione dell’anima per chi avesse scelto il candidato democratico.

C’è di più: negli Stati Uniti si tende a fare una divisione tra il voto cattolico bianco e quello ispanico, due versioni percepite come diverse. I cattolici ispanici hanno votato Obama (76% dei voti contro il 23% per Romney), mentre i cattolici bianchi hanno preferito il candidato sconfitto.

Altra differenza di non poco conto è quella sul versante protestante: quelli di colore hanno votato in massa per Obama (97% dei voti), mentre i protestanti bianchi hanno favorito Romney. Una percentuale da non trascurare è quella degli ebrei, che hanno votato quasi in toto Obama, e dei mormoni, gruppo molto chiuso che, invece, avrebbe preferito Romney.

Da una stima dei risultati, tuttavia, sembra proprio che i religiosi (e in particolare i cattolici) abbiano votato sorprendentemente per Obama più per convinzioni economiche – valide per tutti i cittadini – che per convinzioni religiose, preferendo la continuità politica in un periodo di grande crisi.

Fonte: Reuters