«No all’ingresso dei gay e delle loro famiglie nella Consulta per la Famiglia». Un’eco inaspettata che giunge da una Bologna investita in questi giorni da un acceso dibattito circa le richieste avanzate da due associazioni che riuniscono i genitori di persone omosessuali, Agedo e Famiglie Arcobaleno.

Le due organizzazioni hanno avanzato la richiesta di essere inserite nel Consorzio per la Famiglia, suscitando dure reazioni da più fronti politici: ciò che non ci si aspettava però, è che anche parte del PD si schierasse con il secco “no” dichiarato da Pdl, Lega ed Udc.

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Se la dichiarazione del consigliere del Pdl Manes Bernardini, che esclude la possibilità che “il mondo omosessuale” possa inserirsi in un’istituzione che riguarda la famiglia, non ha stupito nessuno, ha invece destato scalpore la reazione del politico di sinistra Riccardo Petrella, da sempre inquadrato in posizioni cattoliche, culminata con la seguente affermazione:

«Ammettere quelle associazioni nella Consulta è un abuso e bisogna riparare all’errore. Il riconoscimento delle coppie omosessuali in quanto famiglie non è previsto dal programma del Partito Democratico».

Una dichiarazione che solleverà un bel polverone tra le file del Pd, tendenzialmente schierato in tutt’altra direzione.

Nel dibattito che vede coinvolti tutti gli schieramenti politici e diverse associazioni, a cominciare dalle Acli fino a giungere all’Arcigay, l’ultima parola spetterebbe per ora al sindaco di Bologna Virginio Merola:

«Bisogna uscire da questi schemi e sostenere tutte le famiglie numerose, al di là dell’ideologia».

L’acceso dibattito continuerà in Consiglio nei prossimi giorni, ma la presenza di un atto di indirizzo (un documento amministrativo che si redige per indirizzare la politica locale, separando l’amministrazione dalla politica di governo) giacente in comune sin dal 1999, potrebbe favorire il riconoscimento delle famiglie composte da persone dello stesso sesso. Il documento in questione, infatti, inviterebbe alla realizzazione di un’anagrafe su base affettiva, escludendo quindi ogni dettame religioso. Un atto molto lungimirante se si pensa che la sua ideazione risale ad una circolare del Ministro Andreotti di più di 10 anni fa.

Fonte: Il Fatto Quotidiano.