Una sociologa francese definì i Pacs (patti civili di solidarietà), una delle prime leggi sulle unioni civili, “un matrimonio nella buona senza la cattiva sorte”. Se oggi vedesse i tribunali italiani non lo penserebbe più.

La tendenza è ormai visibile a occhio nudo: anche le coppie di fatto stanno scoppiando e finiscono in tribunale. Non esistono ancora statistiche ufficiali, anche perché in Italia non esiste neppure una legge che riconosca le coppie di fatto (etero o omosessuali che siano), ma come sottolinea oggi la celebre avvocatessa Annamaria Bernardini de Pace all’aumento dei casi di divorzio corrisponde ormai in misura uguale l’aumento di ricorsi in tribunale delle coppie conviventi, per la casa, i risparmi, l’educazione dei figli.

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Peccato però che quella decisione di non sposarsi, proprio perché si vive in Italia, uno dei pochi paesi che non ha ancora legiferato in materia, poi si fa sentire in tutte le sue conseguenze: se in una società pluralista per alcuni il matrimonio comporta un eccesso di regole, la convivenza non ne ha quasi nessuna. Insomma, la verità sulle coppie di fatto, ben 600mila in Italia, sta emergendo: c’è un prezzo da pagare.

“Si risparmia il denaro del ricevimento matrimoniale, dell’abito e delle bomboniere”, scrive la De Pace, “ma c’è il rischio di pagare, al momento del distacco, tante azioni giudiziarie quanti sono i problemi irrisolti in gioco: nella separazione coniugale figli, casa e denaro sono regolati da un unico giudice, mentre i conviventi dovranno trovarsi un giudice per ogni problema da superare.”

Da almeno quattro anni, in caso di figli, il tribunale dei minori si occupa di tutti gli aspetti, compreso quello economico, di una separazione tra coppie more uxorio, e la percentuale di crescita di tali affidamenti è cresciuta del 62 per cento.

Una delle possibili sponde a cui affidarsi per evitare il peggio è la mediazione familiare, che cerca di arrivare alla separazione meno traumatica possibile evitando la logica dello scontro puro tipico della consulenza legale.

Molti, per evitare questo scenario, in presenza di figli o di decisioni importanti decidono di sposarsi, ma non sempre è possibile: ad esempio quando tra i conviventi c’è una persona in attesa di divorzio e magari per questioni ereditarie la vecchia famiglia fa pressioni perché lui o lei non si risposino.

Insomma, è tutto molto complicato e pare non esista una formula: vivere secondo regole feree può essere più semplice per la maggioranza delle persone, mentre vivere con maggiori gradi di libertà ha il suo prezzo, quello della responsabilità e del rispetto. in quale modalità si può essere più felici nessuno può dirlo.