I cartoni animati degli anni ’70 e ’80 sono un must assoluto, tanto che sono tantissime le emittenti digitali che li ritrasmettono in ormai migliaia di repliche così da raccogliere un pubblico abbastanza vasto, soprattutto di trentenni e quarantenni. Si tratta di un fenomeno di costume: i tempi cambiano ma i cartoni di una volta pare conservino sempre lo stesso fascino di un tempo.

Ne abbiamo parlato con il cabarettista Andrea Baccassino, che in uno dei suoi sketch prende in giro appunto i personaggi dei vecchi cartoni, in cui tutti erano stranamente orfani e i palloni in gioco combattevano la forza di gravità.

Come nasce l’idea di scherzare sulle trame dei cartoni animati?

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“È abbastanza tipico per un cabarettista trovare ispirazione per i suoi monologhi partendo dal proprio vissuto, dal passato. Soprattutto per quei cabarettisti come me, che hanno sempre nei loro monologhi, per quanto esilaranti, un retrogusto o meglio un substrato di malinconia. Io mi definisco un “Cantarettista malincoMico”. Se poi sei cresciuto negli anni ’80, gli spunti per far ridere non mancano di sicuro! Noi nati negli anni ’70 siamo la generazione di passaggio tra i ragazzi che giocavano per strada e quelli di oggi che non si staccano dalla TV neanche se tenti di staccarceli con un cucchiaino. E i cartoni spesso ci hanno cresciuto, i nostri genitori sapevano che se ci lasciavano davanti alla TV non avremmo fatto danni, e ne approfittavano per andare a fare la spesa… La TV con funzione di babysitter… Actarus era il nostro migliore amico, le sorelle “Occhi di gatto” il primo amore, Margot il nostro primo turbamento…”

Daniele Luchetti ha detto per bocca di Giampaolo Morelli nel film “Dillo con parole mie”: “Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte da Candy Candy“, tu cosa pensi?

“Come battuta ci può stare, però in realtà non credo che Luchetti la pensi così. Io di sicuro non la penso così. Anzi, ritengo che le menti migliori possano essere distrutte dai cartoni moderni più che da quelli di trent’anni fa.”

La tua battuta sul campo di Holly & Benji che seguiva la curvatura della terra è diventata così proverbiale da essere una fanpage Facebook: quanto riflettiamo sulle assurdità dei cartoni in TV?

“Ovviamente ci riflettiamo solo a posteriori, perché i cartoni animati più di ogni altro media ci chiedono (e ottengono da noi) la momentanea sospensione dell’incredulità, che è l’elemento basilare per poterci godere un’opera d’arte. E se ci riflettiamo ancora meglio, ci rendiamo conto che tutto sommato le misure del campo di Holly & Benji non sono più assurde di un accompagnamento musicale che fa da sottofondo a una scena di un film dell’orrore, fa tutto parte del gioco. E poi se guardiamo i cartoni perché abbiamo voglia e bisogno di sognare, tanto vale spingere il sogno ai limiti più estremi!”

Perché pensi che i cartoni degli anni ’80 siano migliori di quelli odierni?

“I cartoni della nostra generazione avevano una marcia in più rispetto a quelli di oggi perché per il 90 % o forse più erano basati su romanzi, quindi raccontavano storie, erano letteratura tradotta per i più giovani: basti pensare a Heidi, Remì, Pollyanna, la stessa Candy Candy (anche se il romanzo non è mai stato pubblicato in Italia), Conan il ragazzo del futuro, Huck e Jim, Flo la piccola Robinson e molti molti altri. Oggi invece i cartoni sono costruiti come dei videogiochi: un gruppo di persone buone deve combattere contro un gruppo di persone cattive, per cui ogni puntata è identica alla precedente e alla successiva. Penso soprattutto ai Pokemon o a Beyblade, ma anche a Naruto o Inuyasha o alle nostre Winx. Naturalmente anche Goldrake o Mazinga erano costruiti come videogiochi, ma all’epoca erano un’alternativa a Candy Candy, oggi non ci sono più cartoni tratti da romanzi, tranne i nostri “Sandokan” e “La principessa Sissy”. Diciamo che le percentuali si sono invertite, con logiche ovviamente legate al mercato. Però oggi è nato un tipo di cartoni che trent’anni fa non c’era: quelli dedicati a un pubblico di adulti. Penso soprattutto a “I Simpson” (la cui prima serie però risale a vent’anni fa), ma anche South Park, i Griffin, Ghost in the shell e il mio preferito: Cowboy Bebop.”

Quali sono i vecchi cartoni che dovrebbero essere passati più spesso in TV e perché?

“In realtà le TV digitali oggi stanno già ritrasmettendo i grandi classici come Heidi, Occhi di Gatto, Mila e Shiro o Kiss me Licia. Però vanno tutti in onda in orari pensati per noi trenta/quarantenni perché i ragazzi di oggi non li guarderebbero mai! Magari i ragazzi si interessassero a storie che durano più di una puntata, potrebbe risvegliarsi in loro il desiderio di leggere libri… Ma i ragazzi di oggi bruciano tutto troppo in fretta, non riuscirebbero mai a seguire le intricate trame di Georgie o di Lady Oscar.”