Lo scrittore Andrea Pinketts negli ultimi tempi è tornato in televisione con un ruolo inedito finora al telespettatore, quello dell'”indagatore” per “Mistero“, la trasmissione condotta su Italia 1 da Raz Degan. Pinketts è un artista impegnato su più fronti, per cui è molto difficile per lui trovare un minuto libero, ma alla fine ci ha rilasciato una simpatica intervista telefonica in cui ha tenuto a raccontare la sua partecipazione a “Mistero”.

Hai iniziato la tua carriera come giornalista d’inchiesta, “Mistero“, per te è come un ritorno al passato?

Galleria di immagini: Andrea Pinketts

“Sì e no. È un ritorno al passato nel senso che curo queste inchieste, ma ritorno sul campo con cose completamente diverse da quelle che facevo all’inizio. Da giornalista, ero io in prima persona che costituivo l’oggetto della mia indagine, infiltrandomi o travestendomi e truccandomi, a turno da sadomasochista, uomo di colore, satanista, ecc. Ero io il vero termometro di ciò che stavo raccontando, mentre quello che faccio a “Mistero” è un po’ un incrocio tra i fumetti di Castelli per Martyn Mistere, tanto ricchi di particolari, e “Le iene”. E all’interno del programma sono uno scettico possibilista, sia che stia rivedendo dei soggetti in chiave storica, sia che stia trattando delle foto di un presunto alieno.”

Libri, TV, giornalismo, fumetti… Ti sei cimentato in molte cose, quale preferisci?

Preferisco sempre la scrittura, la TV è quella che mi importa di meno, anche se a “Mistero” mi diverto tantissimo, molto di più che alle ospitate. Poi io odio l’espressione opinionista, che racchiude in un calderone per esempio me e Moira Orfei, che è la regina del circo. Come se fossimo in tanti ad appartenere a una stessa categoria. “Mistero” mi piace perché è un modo di scrivere una storia agendo: posseggo l’ossatura, il canovaccio, e intervisto i testimoni.

Una volta a “L’Italia sul 2” intervennero anche tua madre e il tuo migliore amico: per i tuoi lettori è stato come dare un volto a due personaggi dei tuoi libri? Ultimamente sei stato con tua madre anche alle “Invasioni barbariche“.

Intanto, per me non è stato assolutamente imbarazzante e innaturale. A volte i miei lettori credono che le mie storie siano autobiografiche ed entrano in empatia con il protagonista. Ma è semplicemente un modo per presentare il mio mondo.

Alcuni pensano che ci sia scarto tra Pinketts scrittore e Pinketts ospite in TV…

Cambiando il media, mi adatto alla situazione. Nella scrittura costruisco situazioni paradossali, mentre in TV ho il ruolo del disturbatore, quello che fa la battuta di rottura, perché di fatto prendo in giro la TV stessa.

Questa intervista mi ha fatto venire in mente quando hai rincorso per settimane Enzo Biagi e, alla fine, ti sei presentato dando il nome del tuo cane. Alla fine, sei riuscito a intervistarlo mai Biagi?

Mai, alla fine ho rinunciato. Comunque la situazione è un po’ diversa dalla nostra. Io chiamavo e richiamavo, sembrava un racconto di Dino Buzzati: parlavo prima con l’assistente, poi con l’assistente dell’assistente, poi con l’assistente dell’assistente dell’assistente. Prima che mi passassero il custode della Rai ho desistito.