Sono 380mila le donne che ogni anno in Sud Africa subiscono violenza sessuale, talvolta anche di gruppo; una delle maggiori cause, tra l’altro, della diffusione esponenziale dell’AIDS in questi paesi. 

L’attrice americana Angelina Jolie, in veste di inviato speciale dell’agenzia Onu per i rifugiati, ha recentemente visitato il campo profughi di Nzulo, vicino a Goma, in Rwanda assieme al ministro degli esteri britannico William Hague. Scopo della visita è stato proprio sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema degli stupri e delle violenze sessuali in tempo di guerra.

I due hanno incontrato alcune vittime di stupri insieme ad alcune autorità locali per discutere una soluzione al conflitto tra l’esercito congolese e i ribelli di etnia Tutsi appartenenti al cosiddetto “Movimento del 23 marzo”. Lo stupro viene qui considerato una vera e propria arma utilizzata come strategia non organizzata.

Quando lo stupro è usato come un’arma di guerra – ha detto il ministro – rende più difficile riunire le comunità e, per le vittime, riprendere un vita normale. E’ una grande sfida ma dobbiamo tener conto di questo quando cerchiamo di dare una risposta umanitaria a questo dramma“. Fondamentale, quindi, l’intervento della comunità internazionale nel rintracciare i responsabili di simili crimini per consegnarli alla giustizia.

Angelina Jolie ha commentato invece “E’ sempre impressionante – ha dichiarato l’attrice – vedere il gran numero di sfollati che c’è qui, ma è un gruppo di persone incredibili. Spesso, quando si parla del Congo si parla dei drammi, del dolore e degli orrori del Paese. Però è anche un posto bellissimo con persone straordinarie. Vogliamo fare di questa iniziativa una priorità livello globale. Violenze simili sono presenti in tutte le guerre, in tutte le crisi e non si presta mai la dovuta attenzione. È tempo di porre fine a questa impunità“.