Angelina Jolie ha dichiarato al mondo, tramite il New York Times, di essersi sottoposta a una mastectomia totale preventiva, cioè alla rimozione completa del seno per ridurre al minimo le possibilità di ammalarsi di tumore.

La Jolie, come altre celebrità prima di lei (cfr. Sharon Osbourne), ha compiuto una scelta difficile, ma secondo lei necessaria; due le motivazioni principali, la perdita della mamma a causa di un tumore al seno e la scoperta di essere geneticamente a rischio per lo stesso motivo.

Le reazioni sono state diverse da parte dell’opinione pubblica internazionale, ma pare prevalere su tutte un sentimento di solidarietà per una scelta complessa, sia a livello medico che a livello umano. Si è parlato di messaggio positivo trasmesso alle giovani, che così sarebbero invogliate a occuparsi della prevenzione. Se anche una donna bella e famosa come la Jolie rinuncia a una parte del suo fascino per favorire la salute, allora lo possiamo fare tutte; allora l’estetica non è così importante. Ma non è proprio così.

Nella faccenda infatti c’è un aspetto che in pochi hanno analizzato: una come Angelina Jolie può permettersi una mastectomia totale preventiva e anche una conseguente ricostruzione plastica, in modo da ridurre al minimo lo stress  emotivo e psicologico inevitabilmente derivante dalla perdita di una parte fondamentale del corpo femminile. Ma una donna comune?

La ricostruzione del seno è gentilmente offerta dal nostro sistema sanitario soltanto quando strettamente necessario, e spesso con ritardi imbarazzanti; la mastectomia preventiva è un’operazione che i medici decidono di fare soltanto in casi particolarmente gravi o estremi. Ne deriva che in tutti gli altri casi è la paziente a decidere liberamente per un’operazione così drastica, con conseguenti costi, economici, psicologici e anche medici, da sostenere. Insomma non si tratta di una cosa da tutte, affatto.

Tantomeno si tratta di una scelta da prendere alla leggera: se le sedicenni riescono a rifarsi il seno con tanta facilità ormai, il terrore è che si tenda a prendere due piccioni con una fava. Togli e metti: seno da paura senza pericoli. E’ questo il messaggio che rischia di passare, se non filtrato correttamente.

La mia personalissima reazione a caldo è di rifiuto: la mastectomia preventiva mi sembra una soluzione estrema (che solo in alcuni casi può avere ragione d’esistere), una sorta di violazione del proprio corpo per scongiurare una paura, che in ogni caso non se ne va mai del tutto (rimane comunque un 5% di possibilità di sviluppare il tumore).

Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia, ha espresso chiaramente il suo parere sulla questione dicendo che potrebbe risultare molto più vantaggioso sottoporsi a controlli ogni sei mesi, in modo da stroncare eventuali tumori sul nascere (cosa che succede nel 98% dei casi quando la massa viene individuata precocemente), piuttosto che sottoporsi a un intervento del genere.

L’affermazione di Veronesi mi sembra alquanto sensata. Lo dico da giornalista obiettiva. Ma lo dico anche da giovane donna che ha scoperto, affrontato, combattuto e vinto un cancro al seno proprio grazie a controlli frequenti. E, fieramente, fortunatamente, il mio bel seno è ancora intatto.

photo credit: Autumn2May via photopin