Angelina Jolie, dopo aver festeggiato in modo romantico il secondo anniversario di matrimonio con Brad Pitt, è tornata in prima linea con il suo ruolo di Ambasciatrice di Buona Volontà ONU: la famosa attrice si è recata nuovamente in un campo profughi, questa volta al confine tra la Siria e la Giordania.

Il motivo della visita era sensibilizzare l’opinione pubblica e i mass media sulle condizioni in cui sono costretti a vivere i migliaia di civili siriani scappati dalla guerra e rimasti in un’area di confine tra i due Paesi dimenticata da tutti. “Settantacinquemila siriani sono sparsi al confine con la Giordania. Ci sono bambini, donne incinte e persone gravemente malate”, ha detto Angelina Jolie parlando alla stampa locale.

Una riflessione particolare è stata dedicata alle condizioni dei giovani e dei bambini che si trovano nel campo profughi. “Ci sono bambini qui che ricordano solo la vita vissuta in questo ambiente desertico e ostile con recinti di filo spinato”, ha dichiarato l’attrice americana, “Ci sono adolescenti qui che soffrono di terribili ferite mentali e fisiche a causa della guerra”.

Vedendo le condizioni di questi ragazzi, Angelina Jolie non ha potuto fare a meno di menzionare i suoi sei figli pensando a cosa vorrebbe dire vederli vivere in un campo profughi come quello. “Più della metà di tutti i rifugiati che si trovano in Giordania ha meno di 18 anni. Anche i miei figli hanno quell’età e come ogni altro genitore, è impossibile per me immaginare cosa dovrebbero subire i miei bambini se si trovassero in questa situazione e, al pensiero, mi si spezza il cuore”.

Nonostante questo, l’attrice ha anche affermato che in realtà chi vive nei campo profughi è comunque “tra i fortunati” rispetto a coloro che si trovano a rimanere sotto le bombe e a perdere la vita tra le macerie. “La domanda fondamentale da porsi è quali siano le cause del conflitto siriano, e cosa dobbiamo fare per terminarlo”.

L’impegno umanitario di Angelina Jolie resta sempre molto forte: dopo l’ultima visita in un campo profughi a marzo, in Libano, pochi giorni fa l’attrice era tornata a parlare, durante un summit ONU a Londra, delle missioni di pace nei luoghi colpiti dalle guerre, della necessità di arruolare più donne e di porre fine agli abusi commessi da alcuni ufficiali a danno dell’inerme popolazione locale, soprattutto donne e bambini.