Non si può dire che la Chiesa sia mai stata severa con Silvio Berlusconi, al quale ha anzi sempre riservato una certa indulgenza venendone a sua volta ricambiata. Proprio per questo fa notizia il discorso pronunciato ieri dal cardinale Angelo Bagnasco, durante l’apertura della Conferenza Episcopale Permanente.

Il cardinale, il quale è anche presidente della CEI, ha utilizzato parole inedite e molto dure contro la classe politica e contro gli scandali da essa generati:

Galleria di immagini: Silvio Berlusconi, Famiglia Cristiana

«I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in sé stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune. Mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. Non è la prima volta che ci occorre di annotarlo: chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda»

Un attacco il cui destinatario non viene mai citato direttamente, ma da cui si delinea piuttosto chiaramente la figura di Silvio Berlusconi, il quale è coinvolto in numerosi scandali sessuali, dal Rubygate al processo contro Tarantini e Lavitola.

Ma Bagnasco non si è limitato a condannare moralmente questi comportamenti licenziosi. Per il cardinale questi scandali e scandaletti minano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, privano il nostro Paese della dignità che meriterebbe, danneggiandoci politicamente.

«Si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica. La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata. Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto».

L’intervento del presidente della CEI sembra quindi rispondere a chi, soprattutto all’interno del mondo cattolico, chiedeva alla Chiesa di intervenire sulla questione morale e sugli scandali sessuali del Presidente del Consiglio, ponendo fine a un imbarazzante silenzio.

Fonte: Agi