Animali notturni, diretto e sceneggiato da Tom Ford, vede come protagonisti Amy Adams e Jake Gyllenhaal, nei panni di una coppia di ex coniugi. Visto in anteprima, sveliamo la recensione e la trama del film tratto dal libro Tony e Susan. Lo stilista è tornato dietro la macchina da presa per la seconda volta dopo il successo di A single Man, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009. Il film, in uscita il 17 novembre e vincitore del del Gran Premio della Giuria di Venezia, è un thriller dark che racconta una storia d’amore sofisticata e brutale allo stesso tempo.

Animali notturni: la recensione

L’estetica del dolore, della solitudine, del grottesco. L’estetica del brutto. Che per Tom Ford la bellezza dell’immagine fosse solo uno specchio in cui riflettere la voragine di sentimenti devastanti pronta ad aprirsi sotto l’esistenza umana era già chiaro in a Single Man, ma con Animali Notturni lo stilista ha dimostrato di saper andare oltre. Per questo fin dai titoli di testa lo spettatore è messo in guardia e abbacinato: l’immagine sullo schermo non si scomporrà mai neanche di fronte al corpo o al cuore più devastato, l’immagine rimarrà perfetta, ostinatamente bella nel riflettere l’orrore. Per questo la riuscita Susan di Amy Addams, donna in carriera ricca e perfetta costretta da un manoscritto a riflettere sulle proprie scelte di vita, soffre avvolta da caldi maglioni eleganti, a gambe nude, su letti e divani da servizio su Vogue. Per questo nel Texas polveroso del romanzo che sta leggendo c’è posto per un Jake Gyllenhaal in camicia bianca, perfetto come un modello eppure credibile nel suo ruolo di uomo che ha perso tutto.

Animali notturni: la trama da non chiedere

Patinato, a volte gelido, eppure così vivo nel tenere lo spettatore incollato allo schermo, Animali Notturni è una pellicola difficile da etichettare: il dramma di una donna sposata che annega nella solitudine del suo matrimonio si intreccia con un thriller, una storia da texani fatta di crimini efferati, vendette e giustizia senza speranza, e con il melò della parabola discendete di un amore giovane, puro, unico barlume di imperfezione estetica in un film patinato fino alla nausea. Tom Ford si diverte a giocare con gli stili narrativi di una pellicola in cui chiaramente la trama alla fine non conta, riuscendo a contrapporre all’immobilismo della sua protagonista un dinamismo di sensazioni in cui c’è posto per registri diversi, persino per una scena di suspense riuscita al punto da far passare in secondo piano alcuni passaggi ancora eccessivamente di maniera.

Animali notturni: il libro

Animali Notturni riesce così ad essere la conferma non solo del suo talento in quanto regista e sceneggiatore, ma della sua firma come stile che va oltre un abito, un profumo o un paio d’occhiali. Tom Ford ha un suo sguardo nel guardare la vita e lo è riuscito a rendere tangibile perfettamente anche in una storia non sua partendo da Tony & Susan, il libro del 1993 di Austin Wright da cui il film è tratto. Non a caso la sceneggiatura, alla fine, diverge dal libro come ha dichiarato Ford stesso: “Il libro Tony & Susan è scritto molto bene. È una bellissima storia. Ho trovato l’idea di un’allegoria morale raccontata attraverso una finzione – il libro nel libro – fresca e originale. Mi è piaciuto molto dal primo istante e ho subito pensato che sarebbe diventato un bel film; ma non era il libro più facile da adattare e mi ci è voluto un bel po’ di tempo per decidere come affrontarlo. Un libro e un film sono due cose estremamente differenti e, spesso, un’interpretazione letterale di un libro non funziona sullo schermo. Per me è importante prendere i temi che mi interessano di un libro e poi ingigantirli ed esplorarli sullo schermo. In questo senso Animali notturni è fedele al libro, anche se alcuni elementi della storia sono originali e l’ambientazione è, in realtà, totalmente diversa da quella del romanzo.

Animali notturni di Tom Ford: l’estetica del dolore

Tony e Susan sono quindi usciti dalla pagina e sono diventati Animali Notturni in carne ed ossa, più vivi della pellicola che li immortala, perfetti, a dimostrazione che attraverso l’estetica è possibile scavare a fondo nei sentimenti umani.