Anna Karenina, uno dei capolavori della letteratura firmato da Lev Tolstoj e datato 1877, torna sul grande schermo grazie al lavoro del regista inglese Joe Wright. L’eroina romantica che cerca di combattere le regole della società raccontata per la prima volta dallo scrittore russo si veste di nuovo, con una messa in scena in stile teatrale e una riscoperta delle linee narrative che avvolgono e si dipanano intorno alla tormentata vita di Anna.

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Dopo la toccante interpretazione di Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio, film del 2005 diretto dallo stesso Wright e tratto dall’omonimo romanzo di Jane Austen, Keira Knightley torna a vestire i panni della protagonista di trasposizioni di classici che hanno fatto la storia; con lei c’è anche Matthew MacFayden, già Fitzwilliam Darcy e stavolta chiamato a interpretare il ruolo del fratello Stiva. Jude Law si cala invece nel ruolo di Karenin, l’austero marito della bella Anna, costretto ad accettare la relazione della moglie con il giovane Vronsky, interpretato da Aaron Johnson; con loro, completano il cast Kelly Macdonald, Emily Watson e Domhnall Gleeson.

Russia, ultimo quarto del XIX secolo. Anna Karenina (Knightley) è una donna bella ma travagliata, intrappolata in un matrimonio poco soddisfacente con l’ufficiale governativo Alexei Karenin (Law); dalla relazione, i due hanno anche avuto un figlio, il piccolo Serëža. Sarà l’incontro con Vronsky (Johnson), giovane ufficiale dell’esercito di cui era invaghita la sorella minore della cognata di Anna, Kitty, a far perdere la testa alla donna: con lui conoscerà il vero amore, rimanendone incinta; una felicità destinata a durare poco, poiché sarà costretta ad abbandonare la famiglia e ad affrontare le accuse scagliate contro di lei dall’alta società.

Dopo l’esordio con l’opera della Austen e l’opera seconda, Espiazione, tratta dal best seller di Ian McEwan, Joe Wright ci riprova con Anna Karenina, tentando la strada inusuale della rappresentazione in una cornice teatrale; tra grandi scene di ballo, scenografie mozzafiato e costumi sorprendenti – così curati da far guadagnare alle scenografe Sarah Greenwood e Katie Spencere alla costumista Jaqueline Durran la nomination agli Oscar 2013 – il regista gioca la carta del teatro caricandola di un’estetica talmente accurata da rapire l’attenzione e gli sguardi degli spettatori.

Se Keira Knightley riesce a far almeno in parte emergere il vero spirito della Karenina, soffocata dalle regole di un gioco al massacro quale quello della società di cui è vittima, è Jude Law a esprimere nella sua contrizione il vero e proprio sentimento, quello di un marito diviso tra l’etichetta e il sentimento per la moglie fedifraga. Meno poetico ma più passionale è l’amore per il Conte Vronsky, interpretato da un Johnson tanto bello quanto incapace di sfuggire dal suo destino.

La tragedia corre sui binari del treno che unisce San Pietroburgo a Mosca: rapida e inesorabile arriva la fine proprio come l’amore folle di Anna Karenina per il suo giovane amante, così forte e così passionale da spingerla a lasciare tutto e tutti per cercare di ritrovare quella felicità che il fato ha deciso di non riservarle. Da non sottovalutare la colonna sonora: composta dall’italiano Dario Marianelli, è anch’essa candidata alla statuetta degli Academy.