Sono immagini shock quelle che la trentenne Anna Laura Millacci ha pubblicato poche ore fa sulla sua pagina di Facebook. Immagini sporche di sangue, quello che cola dal suo viso tumefatto e quello di un presunto feto che giace inerme in un bidet pieno d’acqua; immagini che arrivano dritte allo stomaco, fanno male, e lasciano un retrogusto amaro, quasi disgustoso anzi, senza quasi, disgustoso.

Ma la sensazione, ti accorgi poi, non deriva dalle foto, ma dall’idea che il responsabile di questo scempio potrebbe essere un uomo, il suo compagno, Massimo Di Cataldo, il cantante. Perlomeno così lei asserisce attraverso la descrizione che lascia ad ogni immagine condivisa:

Caro Massimo Di Cataldo non avrei mai voluto arrivare a dire pubblicamente che uomo sei, e a pubblicare queste foto così terribili. Tu che ci tieni così tanto alla tua faccina angelica.. alla tua carriera ormai fatiscente al punto che hai scelto di convivere con due personalità diverse ed opposte peggio di dottor jekil e mr. Hide. Sai…dopo 13 anni di un grande amore ma anche grandi sofferenze ho pensato di farti un regalo. L’ultimo degli infiniti che ti ho fatto in questi anni. Il più prezioso: forse ora prenderai coscienza …visto che sembri sempre inconsapevole delle tue azioni come farebbe un bimbo di 3 anni. Forse stavolta ti sto aiutando davvero. Ti regalo la possibilità di fare un Upgrade. Quello di diventare finalmente un Uomo. E non lo faccio per rabbia ma per la nostra piccola Rosalù che ha bisogno di un padre e non di un fratellino piccolo e violento. Buona vita Massimino e buon premio Lunezia. Premieranno il tuo grande onore nei confronti di noi donne tutte.

Le immagini e il racconto dell’accaduto stanno naturalmente deflagrando sui Social Network dove è unanime il coro di condanna nei confronti dell’inaudita violenza perpetrata all’interno delle mura domestiche ai danni dell’ennesima donna. Non sappiamo se la denuncia abbia percorso anche canali tradizionali e non solo virtuali; ben vengano i vari Facebook, Twitter, etc., quando ricoprono una funzione “socialmente utile”, ma di certo casi come questi non devono indignare più di quelli ai quali assistiamo quotidianamente solo perché la presunta mano di certe violenze appartenga ad un personaggio noto.