È stata un’Ambra Angiolini spumeggiante e frizzante quella che abbiamo visto ieri sera a Annozero, che si è scagliata contro l’opinione diffusa che per far carriera sia importante andare a letto con un potente. Ambra partiva dalla costatazione che le ragazze coinvolte nel sex gate del Premier Silvio Berlusconi, avessero partecipato alle presunte feste nella speranza che qualcuno proponesse loro di fare televisione. All’apparenza la questione è sembrata abbastanza stridente: Ambra è stata nei primi anni ’90 l’icona sessuale dei giovanissimi, che sgambettava in TV a “Non è la Rai“, programma cult firmato da Gianni Boncompagni, il quale, come ha raccontato Ambra ieri, aveva una “favorita” quattordicenne tra le ragazze dello spettacolo.

Ambra ha stigmatizzato con ironia il fatto che molti sono purtroppo cresciuti con quel programma:

Galleria di immagini: Non è la Rai

“Mi sconvolge che le ragazze che partecipano a certe feste abbiano affermato che magari le chiamassero in TV. Mi sconvolge che questo sia entrato nella nostra cultura. E so che magari lo spettatore pensa: guarda un po’ questa che qualche anno fa alle due del pomeriggio ballava e si mostrava. Mi sconvolge che anche alla TV si passi con facilità da un argomento all’altro, che prima ci sia una canzone e poi si parli della povera Sarah Scazzi.”

Il caso vuole che proprio di “Non è la Rai” si sia parlato nella scorsa puntata di Domenica Cinque. Lo show di Boncompagni è stato ritratto come un cult che propagandava modelli sessuali sì, ma erano modelli puliti, di brave ragazze. Con tanto di protagoniste cresciute e Enrica Bonaccorti a sostenere la tesi.

In realtà, vero è pure che niente è stato inventato ora, se le feste di Berlusconi dovessero essere provate vere: le donne, in Italia come in altre parti del mondo, sono molto spesso solo corpi. Basti pensare a Pamela Anderson che ha fatto la fortuna del telefilm “Baywatch” con le sue sexy corse sulla spiaggia in costume da bagno rosso. E in fondo, in Italia, sono rare le artiste o le scrittrici fino a giungere alla modernità. Una modernità che nel secondo dopoguerra ha dato alle donne anche il diritto di voto, fino a quel momento negato. E anche nei libri degli uomini, persino i più illuminati, le donne sono molto spesso oggetti, anche se dotati di un cervello, come nei romanzi di Alberto Moravia, o ne “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino, in cui la Bruna era una sexy icona partigiana.