In un film dello scorso anno, “I love Radio Rock”, il protagonista interpretato da Philip Seymour Hoffman faceva l’elogio del “vaffa”: le bombe e le violenze hanno un ruolo significativo per le nostre vite, mentre un “vaffa” non fa male a nessuno, ma invita a riflettere.

Di parere contrario la dirigenza Rai, che ha sospeso Michele Santoro per il “vaffa” pronunciato ad apertura di stagione televisiva nella prima puntata di “Annozero“. Il tutto sembra anche un po’ esagerato, dato che il “vaffa” non era gratuito ma partiva da una riflessione, che Santoro aveva voluto portare all’attenzione del telespettatore.

Così Michele Santoro ha pensato di rispondere ai dirigenti sul provvedimento che l’ha colpito:

Il provvedimento disciplinare assunto nei miei confronti, con una procedura ad personam, è di una gravità inaudita e, contro di esso, reagirò con tutte le mie forze in ogni sede. Ritengo, tuttavia, che il Consiglio, anche senza entrare nel merito di questa “punizione esemplare”, debba pronunciarsi sulla decisione assunta dal Direttore Generale di metterla in atto cancellando due puntate di Annozero. Una punizione nei miei confronti si trasforma così in una punizione per il pubblico, per la redazione, per gli inserzionisti, per la Rai. E, in questo modo, si spezzano le gambe ad un programma di grandissimo successo, dopo averlo già sottoposto a una partenza ad ostacoli, dopo che ogni settimana deve andare in onda in un clima di tensione, dopo che Vauro e Travaglio sono costretti a fornire gratuitamente le loro prestazioni senza che vengano fornite motivazioni di sorta. Considero tutto questo un vero e proprio attentato alla televisione di fronte al quale ognuno deve assumersi le proprie responsabilità.

Nonostante Mauro Masi abbia spiegato ampiamente che non si tratta di censura, il problema rimane abbastanza scottante. Non si era mai verificato infatti che una trasmissione, anche “scomoda” come Annozero, fosse sospesa. E il tutto appare strano di questi tempi, in cui volgarità e parolacce sono all’ordine del giorno: perché colpire un giornalista che ha volutamente utilizzato il brutto, l’osceno quotidiano, per cercare di farci riflettere?