{#Another Earth} è l’opera prima datata 2010 dell’esordiente Mike Cahill, un intelligente mix di drammaticità e fantascienza che ha piacevolmente sorpreso il {#Sundance Film Festival}, tanto da guadagnarsi due titoli: il premio speciale della Giuria e quello dedicato ad Alfred P. Sloan. Con richiami che vanno dal recente Melancholia di Lars Von Trier all’apprezzato Moon di Duncan Jones fino all’indimenticabile Solaris di Tarkovskij, la pellicola sfrutta il tema spaziale per intraprendere un viaggio nei meandri della mente; un viaggio lungo, travagliato e catartico nell’animo umano, percorrendo le vie impervie del destino.

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Protagonisti assoluti di Another Earth sono Brit Marling e William Mapother, figura chiave anche dietro la macchina da presa di Cahill nelle vesti di produttrice e sceneggiatrice insieme allo stesso regista la prima mentre il secondo è salito agli onori della cronaca e davanti agli occhi degli spettatori del piccolo schermo in particolare grazie al ruolo di Ethan Rom nella serie TV di Lost.

Fresca di ammissione al MIT, Rhonda (Marling) sta guidando dopo una notte brava; sarà la notizia della scoperta di un nuovo pianeta ascoltata alla radio a spingerla a sporgersi dal finestrino: il gesto le fa ammirare a occhio nudo l’esistenza del satellite oltre a provocare un disastroso incidente nel quale perdono la vita la moglie del conducente, incinta di una bambina, il figlio della coppia. Dopo quattro anni trascorsi in carcere con l’accusa di omicidio, la ragazza ritorna in libertà dedicandosi al lavoro di bidella: non è più tempo per l’astrofisica, ma solo per le pulizie, a scuola e nella casa di John, prima musicista di successo e ora vedovo dopo l’incidente provocato nella fatidica notte, e l’osservazione del pianeta che ormai, vicinissimo alla Terra, sembra esserne una copia identica in tutto e per tutto, tanto da spingere qualcuno a organizzare un concorso per il primo uomo a mettere piede su quella che è stata ribattezzata Terra 2.

Al bando le leggi della fisica e dell’astrofisica: per apprezzare l’esordio cinematografico di Cahill bisogna sgomberare la mente da qualsiasi preconcetto superfluo, avulso dall’intento psicologico e filosofico mascherati dietro l’espediente fantascientifico. C’è una profonda simbologia capace di emergere dalle suggestioni visive offerte da Another Earth, un’ambiguità fatta di piccoli segreti celati nella mente capaci di ricreare tensioni emotive pronte a esplodere in un finale denso e d’impatto.

Cahill, grazie anche alla toccante interpretazione della Marling, riesce a mostrare con sguardo lucido le emozioni e le sensazioni di Rhonda e di chi, come lei, è alla ricerca dell’espiazione e del perdono per poter intraprendere il lungo percorso verso una nuova esistenza. Una seconda possibilità, quella che spinge la protagonista, incarnata dal pianeta gemello nelle forme e nei suoi abitanti che ogni giorno e ogni notte aleggia nel cielo ricordandole costantemente dell’esistenza di una via di fuga dal dolore insopportabile che giorno dopo giorno si ripete come un costante stillicidio.