L’ansia da prestazione è uno stato d’animo assai comune per tutti gli esseri umani e può accompagnare il percorso della propria vita dalla più tenera età fino a quella adulta. L’ansia da prestazione nei bambini, in particolar modo, sorge durante gli anni di studio e della crescita e anziché stimolarli non fa altro se non diventare un freno inibitore causando possibili insuccessi. Ad essere maggiormente colpiti sono i più piccoli tra i 5 e 7 anni, all’inizio della scuola primaria, ma anche i più grandi tra i 10 e 11 – quando entrano nelle scuole secondarie di I grado – e i ragazzi tra i 13 e 14 anni, quando invece entrano nelle scuole superiori.

Questa condizione spesso porta i bambini a provare un senso di forte angoscia e di timore nel dover andare a scuola o svolgere qualsiasi attività – come quella sportiva – tanto da sviluppare sintomi come mal di pancia frequenti a volte affiancati a mal di testa e vomito. Tra gli altri segnali più diffusi, possono esserci anche crisi di panico (specialmente prima di entrare in classe o prima di uscire di casa per andare a scuola), pianti, tremori, mente offuscata: questa condizione infatti non permette loro di vivere le proprie esperienze nella maniera più serena e positiva possibile come invece dovrebbe essere.

Questo stato d’animo spesso può andare a ripercuotersi anche sul rendimento tra le mura scolastiche: non è insolito infatti provare un senso di oppressione nel raggiungere un risultato, anche per la classica interrogazione, provando paura per il conseguente voto ed il giudizio di chi sta intorno e, soprattutto, dei genitori. Sì, perché in qualsiasi ambiente, sia quello scolastico che quello sportivo, la figura genitoriale gioca un ruolo fondamentale in quanto, a seconda dei suoi comportamenti, va ad influire sullo stato d’animo dei bambini: specialmente quando si parla di scuola, il bambino ha paura di fallire per paura che i genitori lo sgridino o venga messo in castigo.

Ansia da prestazione nei bambini: come risolverla

Se bene possa sembrare difficile per il bambino o il ragazzo, l’ansia da prestazione è un problema che andrebbe risolto appena si verificano i primi sintomi, così che non si vada a protrarre anche nell’età adulta. Ancora meglio sarebbe cercare di evitare del tutto che questa si manifesti.

Come già ribadito la figura genitoriale gioca un ruolo fondamentale per il benessere dei bambini: è comprensibile che questi cerchino sempre il massimo nel proprio figlio, a scuola come nello sport e in qualsiasi attività, ma bisogna capire che troppa pressione andrà a generare in lui un senso di oppressione che può andare a intaccare il risultato finale. Non è insolito vedere genitori proiettare le proprie aspettative nei figli, vedendo di conseguenza un loro successo/insuccesso come proprio, oppure paragonarli a qualcun altro, magari apparentemente più bravo di loro: non c’è nulla di più sbagliato. Per questo bisogna iniziare ad allentare un po’ la presa cercando di non forzare i propri figli con l’idea di essere bravi a tutti i costi, perché l’importante non è prendere voti alti tutti i giorni ma impegnarsi al massimo delle proprie forze.

Questo può essere fatto tramite alcuni piccoli consigli da attuare nella vita di tutti i giorni:

  • Essere tollerante. Spesso questo stato d’animo può essere frainteso dai genitori e negato al bambino ma non va sottovalutato. Ciò che bisogna fare in questi casi è cercare di essere tolleranti e pazienti nei confronti del proprio bambino perché per superare questo tipo di problema emotivo potrebbe servire molto tempo.
  • Affetto. Una buona dose di affetto non si nega a nessun figlio, rimanendo comunque fermi riguardo determinate situazioni che lo richiedono.
  • Rapporti sociali. Spesso i bambini, quando si accorgono di entrare in uno stato d’ansia, tendono ad allontanarsi dagli altri coetanei per paura di essere giudicati. Nonostante molto spesso le lingue degli altri bambini più irriverenti possono rivelarsi molto taglienti, bisogna incoraggiare il proprio figlio – specie se timido ed inibito – ad avere più contatti, ovviamente in maniera graduale e senza forzarlo in maniera eccessiva. Questo, oltre che con lo sport, può essere fatto con delle attività extrascolastiche.
  • Positività. Insegnare al proprio bambino il pensiero positivo è decisamente fondamentale. Spesso chi soffre di attacchi d’ansia da prestazione tende a vedere tutto come una catastrofe che potrebbe finire nel peggiore dei modi. Per questo motivo bisognerà cercare di sostituire questi modi di pensare disfattisti con frasi positive e costruttive.
  • Accettare un insuccesso. Spesso quando si presenta un insuccesso capita di sentirsi frustrati: per questo bisognerà spiegare al proprio bambino che è normale incappare in qualche ostacolo o in qualche piccolo insuccesso. Perché nel corso della vita non tutto può andare nel modo sperato ma bisogna accettarlo. Come aiuto, i genitori possono portare l’esempio delle esperienze personali o di figure conosciute dal bambino.