Crediamo ne esista una soltanto, invece c’è ansia e ansia. Una in particolare è in grado di provocare anche un certo dolore. È quella “di testa”, che quando si manifesta si associa a una cefalea intensiva oppure a un attacco di emicrania pulsante. Non solo agitazione, dunque, ma anche segnali concreti che siamo tenuti a interpretare.

Perché l’ansia non è soltanto uno stato psicofisico, ma un vero e proprio racconto. Un malessere che parla di noi, del nostro modo di pensare e di agire, delle gabbie che ci creiamo senza nemmeno saperlo. Dito puntato contro l’iper-razionalità. Stare troppo a rimuginare, programmare tutto, organizzare costantemente la propria esistenza e, laddove possibile, quella degli altri, sono abitudini nocive che possono portare a delle conseguenze impensabili.

Abbiamo uno stile di vita che troppo spesso ci porta a reprimere certe pulsioni, soprattutto perché terrorizzati da quello che potrebbe essere il giudizio esterno in conseguenza del nostro comportamento. Puntiamo alla perfezione, magari senza nemmeno accorgercene. Non improvvisiamo più, ci siamo irrigiditi per mantenere il controllo di tutto, o magari per preservare una certa leadership (non è un caso che l’ansia di testa colpisca in modo particolare i genitori apprensivi, accentratori e troppo sicuri di sé). A volte si tratta “soltanto” di voler sfidare un’autorità, o di voler infrangere una regola consolidata ormai da troppo tempo. In parole povere, è la voce dentro di noi che sta cercando di dirci che qualcosa non va, che serve un cambiamento, e quanto prima.

Accettare l’insicurezza e riconoscere il “potere” benefico del dubbio. è questa, in sintesi, la visione psicosomatica del problema, che non vuole di certo soppiantare la medicina ufficiale né negare la necessità di andare a fondo attraverso i necessari accertamenti clinici. Eppure fare una riflessione sul nostro modo di vivere non potrà farci male (purché non diventi un’altra scusa per pensare troppo). Perciò attenzione al mal di testa, ma non solo. Altri sintomi di questa tipologia di ansia sono legati alle orecchie (ronzii e vertigini), agli occhi (cali della vista e indolenzimento delle palpebre), alla bocca (afte) e all’articolazione del collo.

La natura, come sempre, può darci una bella mano. L’escolzia, ad esempio, può aiutarci a placare il mal di testa: utilizzata in origine dagli indiani d’America come sedativo e antidolorifico, ha delle proprietà che sono state confermate dalla biochimica moderna. Favorisce il sonno, ed è addirittura utile per smettere di fumare. Si trova in capsule e in tintura, ma si sconsigliano comunque trattamenti che superino i tre mesi. Molto bene anche il salice bianco e il giuggiolo, perché smorzano l’agitazione. Non solo. Il primo ha un’azione sedativa e cura l’insonnia, mentre il secondo è utile in caso di sonno disturbato e di dolori muscolari.

Buoni come cura ma ideali soprattutto per la prevenzione sono gli oligoelementi, come il manganese, il cobalto, il litio e il magnesio, capaci di dare all’ansia un bel colpo di freno. Molto bene anche i fiori di Bach. A detta della psicosomatica, il vervain è ottimo per le persone che si credono perfette, che ambiscono all’impeccabilità propria e altrui, che tendono a sovraccaricarsi e non riescono mai rilassarsi. Il clematis, invece, è la “medicina” per gli idealisti, talmente tra le nuvole e proiettati verso chissà quale futuro da non riuscire a dare concretezza al presente. Cadono, inciampano, dimenticano di tutto. Ma i fiori di Bach possono metterci una pezza.