“La prima regola degli antibiotici è cercare di non usarli, la seconda è cercare di non usarne troppi”. Paul L. Marino, nello scrivere il suo libro, usa questa massima, consapevole che alcuni batteri resistono all’effetto antibiotico dei farmaci, in seguito a un abuso di questi medicinali. Oggi l’antibiotico-resistenza rischia di diventare un problema. A segnalarlo è l’Ecdc – European Centre for Disease Prevention and Control – e l’Istituto Superiore di Sanità, che hanno mostrato i dati raccolti dalla sorveglianza EARS-Net, durante la Giornata Europea degli Antibiotici celebrata il 18 Novembre.

Dai dati sulla resistenza agli antibiotici, emerge che in Europa dal 2010 è in aumento il numero di pazienti infetti da batteri multiresistenti, cioè resistenti a più antibiotici contemporaneamente. In particolare, sta aumentando la resistenza agli antibiotici nei batteri Gram-negativi, della specie Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli, soprattutto in Italia e in Grecia.

Le ragioni di ciò sono da ricercare nella leggerezza con cui i medici prescrivono gli antibiotici – per non parlare dei farmacisti che li vendono senza prescrizione medica – e nelle convinzioni che spingono i pazienti in questi Paesi ad assumere dosaggi sproporzionati e per malattie che non necessitano una cura antibiotica.

La Giornata Europea degli Antibiotici è stata organizzata e celebrata proprio per promuovere e sensibilizzare la popolazione europea a un uso consapevole e appropriato degli antibiotici, dato che il rischio è quello di compromettere i progressi tecnologici e clinici della medicina moderna, provocando lo sviluppo di nuove epidemie batteriche. Mirella Taranto, capo Ufficio Stampa dell’Istituto Superiore di Sanità, dichiara:

«È necessario oggi più che mai conoscere e sorvegliare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza e controllarlo con le armi a nostra disposizione: un uso appropriato di antibiotici in comunità e in ospedale e rigorose misure di controllo per evitare il diffondersi delle infezioni antibiotico-resistenti a livello ospedaliero».

Fonte: ISS.