Gli Antony and the Johnsons sono stati i superospiti musicali della terza puntata di Sanremo e hanno colpito un po’ tutti, non solo il pubblico a casa e quello in platea all’Ariston. In realtà, si è trattato di una reazione abbastanza normale: in fondo il gruppo rappresenta probabilmente una delle migliori proposte musicali a livello mondiale, anche se in questo contesto si è esibito con una canzone di otto anni fa.

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La canzone che gli Antony and the Johnsons hanno cantato a Sanremo è la struggente You Are My Sister, un grande classico molto riconoscibile, anche se forse una scelta un po’ scontata: come se si invitassero i Beatles redivivi e si chiedesse loro di cantare Yesterday. Tuttavia lo spettacolo è stato talmente grande da mettere in ombra la musica italiana.

C’è da dire che il festival quest’anno ha sicuramente tanti concorrenti interessanti, come l’esordiente Chiara Galiazzo e alcuni tra i talenti più apprezzati a livello giovanile, come Max Gazzè, Almamegretta, Malika Ayane e Marco Mengoni. Per non parlare di quello che sta rappresentando per molti La Canzone Mononota di Elio e le Storie Tese. Eppure, a quanto pare, non basta.

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Quando si parla di arte in Italia, sembra che il Belpaese sia in netto ritardo rispetto a tutto il resto del mondo, almeno negli ultimi tre secoli. E per quanto riguarda la musica, l’Italia può vantare certo i vari Verdi e Rossini, ma ora a volte sembra come basti semplicemente cullarsi degli allori del passato. Tanto che il giornalista Andrea Scanzi ha commentato su Twitter:

«Gli ospiti musicali stranieri li chiamano per ricordarci quanto (quasi sempre) siamo sottoprovincia dell’Impero.»

Fonte: Cinetivu.