A quasi dieci anni dalla scomparsa dello stilista, avvenuta il primo giugno del 2008, apre il Museo Yves Saint Laurent, con due sedi espositive, una a Parigi (dal 3 ottobre) e una a Marrakech (il 19 ottobre). Doveva essere inaugurato da Pierre Bergé, socio, compagno e complice di una vita, che da tre anni stava lavorando al progetto museale, ma il destino – spesso beffardo – ha voluto che decedesse l’8 settembre di quest’anno, a meno di un mese dall’apertura.

È un patrimonio davvero unico quello conservato, con cura e devozione, dalla Fondazione Pierre Bergé – Yves Saint Laurent; 40 anni di creazioni, dal 1962 al 2002, vale a dire oltre 5mila abiti di Haute Couture, 15mila accessori e decine di migliaia di schizzi e disegni da collezione, foto, articoli e documenti vari che illustrano il genio assoluto di Saint Laurent.

A Parigi, il museo è allestito nello storico palazzo di Avenue Marceau, sede della Fondazione e dove lo stilista ha lavorato per circa 30 anni, dal 1974 fino a quando non si è ritirato, con un’ultima sfilata al Centro Pompidou. È stato inaugurato ufficialmente giovedì 28 settembre da Françoise Nyssen, Ministro della Cultura francese alla presenza di Madison Cox, nuovo presidente della Fondazione.

Su una superficie di 450 metri quadrati, l’esposizione alterna la retrospettiva ad allestimenti temporanei a tema, curati dalla scenografa Nathalie Criniére, a cui si deve anche la mostra “Christian Dior, couturier del sogno”, allestita al Musée des Arts Décoratifs, e all’interior designer Jacques Grange. I visitatori potranno così entrare nello storica Maison proprio come le clienti di Saint Laurent, dalle sue muse, come Catherine Deneuve e Loulou de la Falaise, alle tante principesse e first lady.

Dal salone dell’Haute Couture, dove le signore venivano ricevute, in cui è possibile approcciarsi alla vita dello stilista grazie a un sera di ritratti e un video introduttivo, si passa alle gallerie con le esposizioni degli abiti più celebri, dallo smoking alla sahariana, dalle tute ai trench, quindi alla sala in cui è esposta la collezione primavera estate 1962, la prima disegnata da Saint Laurent per il suo marchio. Una vetrina dedicata spiega tecniche e savoir faire, mentre la sala “L’aigle à deux tetes” è dedicata alla relazione tra lo stilista e Pierre Bergé. E poi ancora costumi di scena realizzati per mitiche interpreti, gioielli utilizzati dallo stilista come componenti essenziali del suo stile, e quel lungo dialogo, fonte di ispirazione, avviato con artisti e scrittori, da Mondrian a Picasso, da Van Gogh a Proust, modelli degli estrosi omaggi di Yves alla moda. E poi la visita allo studio dove il designer lavorava, la stanza delle curiosità, con i suoi schizzi e i suoi disegni, un abito da sposa, con cui veniva conclusa ogni sfilata di Haute Couture e lo studio mentale, ultima sala dove si esplorano le differenti ispirazioni che hanno arricchito l’immensa creativa del suo genio.

Galleria di immagini: Apre a Parigi e a Marrakech il Museo Yves Saint Laurent, foto

A Marrakech, invece, città profondamente amata da Saint Laurent, che vi ha soggiornato regolarmente dal 1966, la struttura di 4.000 metri quadri che ospita l’esposizione si torva nei pressi del Jardin Majorelle, salvato dalla scomparsa nel 1980 insieme al compagno. Insieme al suo museo berbero, oggi è divenuto uno dei luoghi simbolo della città marocchina, frequentato ogni anno da 700.000 visitatori. “Quando Yves scoprì Marrakech nel 1966 rimase così colpito che decise di comprare una casa. È stato quindi naturale, 50 anni dopo, costruire un museo dedicato alle sue opere che sono state tanto ispirate dal luogo”, aveva raccontato qualche tempo fa Bergé.

La costruzione del museo è stata affidata agli architetti francesi Studio KO già autori di numerosi progetti in Marocco, Europa e Usa. Concepito come un centro culturale lo spazio include una sala esposizioni permanente con l’opera di Saint Laurent, una sala per le mostre temporanee, una biblioteca e un caffè-ristorante.

Due percorsi espositivi che non potranno non appassionare chi ama la storia della moda e, soprattutto, colui che è ricordato come vero rivoluzionario dello stile femminile, che ha creato la donna moderna, dandole potere e vestendola con i celebri tailleur pantalone, e – soprattutto – ha elevato la moda ad arte.