Qual è la fiducia delle donne italiane nell’imprenditoria femminile? Cosa pensano riguardo alle iniziative di autoimprenditorialità mirata a risollevarsi dalla crisi economica? Una ricerca Amway chiarisce questi punti mostrando come se il 70% degli italiani considera l’avvio di un’impresa come una risorsa anticrisi, solo il 66% delle donne la pensa in questo modo e, quel che è peggio, solo un 31% ritiene di avere le carte in regola per scegliere la strada dell’imprenditoria rosa.

In sondaggio Amway parla chiaro: le aspiranti imprenditrici si sentono frenate a causa della effettiva mancanza di politiche a sostegno della conciliazione lavoro famiglia, ma anche di una formazione adeguata e di risorse pubbliche finalizzate a tale scopo. A pesare è anche la carenza di conoscenze, e la mancanza di un background economico adeguato.

Sono le donne del Nord Est, tuttavia, ad avere maggiore fiducia nelle proprie capacità imprenditoriali, ma in generale si può affermare che a spingere il sesso debole verso il lavoro autonomo è proprio il desiderio di indipendenza, come ha affermato il 38,7% delle intervistate, e la possibilità di autorealizzazione (35,4%).

Secondo la senatrice Maria Ida Germontani, intervenuta nel corso del convegno “Donne e imprese: esperienze a confronto”, organizzato da Amway a Brescia, le donne hanno un ruolo fondamentale nelle imprese italiane e, di conseguenza, dipende fortemente da loro lo sviluppo dell’economia nazionale.

«Per uscire dalla recessione dobbiamo individuare e mettere in campo tutte le azioni utili a sostenere il rilancio dell’economia. In questo quadro, non deve essere dimenticato il mondo delle donne e delle imprese. Un nuovo strumento, gli ‘Women Bond’, potrebbe essere creato proprio per aiutare l’imprenditoria femminile, in particolare le mamme che vogliono rientrare nel mondo del lavoro e hanno un progetto da realizzare. Le imprese femminili, infatti, resistono e continuano a crescere: nel 2011 rappresentavano il 23,5% di quelle italiane e il loro numero continua a salire a ritmi superiori a quelli medi dell’imprenditoria nazionale.»

Fonte: Libero