La blogger siriana Amina Arraf, autrice del blog “A Gay Girl in Damascus” e sostenitrice della rivolta contro il regime di Assad, è stata arrestata a Damasco e condotta in un luogo sconosciuto da tre uomini armati, riconducibili alle forze militari di Assad. Amina, nata da padre siriano e madre americana, ha vissuto a lungo negli Stati Uniti ed è tornata in Siria lo scorso anno. Nel suo blog raccontava la difficoltà di vivere la propria omosessualità nella società siriana, dove essere gay è considerato un reato.

Galleria di immagini: Proteste Siria

Dallo scoppio della rivolta in Siria, Amina ha iniziato a raccontare anche le fasi della protesta e a denunciare le violenze compiute dai militari del regime, nonostante varie minacce ricevute proprio dai soldati di Assad: il suo diario online è diventato così un’importante fonte di informazione per i media internazionali. Amina si sentiva più al sicuro dei suoi connazionali, avendo la doppia cittadinanza, ed ha scritto:

“Se riusciamo a uscire allo scoperto in modi diversi, gli altri potranno seguire il nostro esempio”.

La notizia dell’arresto di Amina è stata data da sua cugina Rania tramite un post sul blog: alcuni testimoni hanno raccontato che la ragazza è stata avvicinata per strada da tre uomini armati che le hanno coperto la bocca per impedirle di urlare e l’hanno costretta a salire su un’auto; sul Web è già nato un movimento che richiede la liberazione di Amina.

Quello di Amina non è il primo caso che riguarda dei blogger: nei mesi scorsi Tal al-Mallouhi, giovane diciannovenne rinchiusa in un carcere siriano da più di un anno, è stata condannata a cinque anni di reclusione. Nel suo blog la ragazza, nipote di un ex-ministro, aveva criticato la mancanza di libertà di espressione in Siria.

Secondo le associazioni umanitarie sarebbero 10.000 le persone scomparse in seguito alla repressione della protesta siriana, tra le quali anche bambini.