Nuovo capitolo nella battaglia, legale e mediatica, che da qualche tempo contrappone Asia Argento e Morgan. L’attrice si è infatti vista ricusare il giudice nell’azione legale intentata per togliere la patria potestà della figlia Anna Lou, 9 anni, all’ex compagno Morgan: dovrà quindi ricominciare da capo ma, pur confermando le sue intenzioni, cerca di abbassare i toni della durissima battaglia spiegando le sue ragioni.

In un’intervista pubblicata sul numero attualmente in edicola di Vanity Fair, l’attrice dichiara anzitutto di non voler eliminare Morgan dalla vita della loro bambina:

Io non voglio togliere nulla a nessuno, tanto meno cancellare Marco dalla vita di Anna Lou. Qui stiamo parlando dell’aspetto legale della potestà genitoriale, quello morale è lui che ha deciso di non esercitarlo.

Secondo Asia, insomma, quella che lei stessa definisce una “decisione difficilissima” si è resa necessaria a causa del disinteressamento di Morgan verso la figlia: dalla mancanza del contributo al mantenimento della bambina, all’assenza nella sua vita quotidiana anche quando i due avevano optato per l’affidamento condiviso. Elementi che hanno portato Asia a chiedere l’affidamento esclusivo, che il Tribunale le ha concesso lo scorso 1° marzo; nel frattempo una nuova tegola, la famosa intervista in cui Morgan dichiarava di utilizzare quotidianamente il crack come antidepressivo. Quelle parole per Asia sono state un campanello d’allarme, nonché la convinzione che la bambina andasse tutelata dallo stesso padre:

Marco che parla platealmente di crack (e il crack è terribile, può scatenare la dissociazione, la follia), l’intervistatore che descrive bottiglie di sangue, la camera di Anna Lou occupata da un’altra persona. Lui ha parzialmente smentito, il giornale dice che è tutto vero, io non lo so e non posso saperlo, voglio che sia un tribunale a dirmi se posso stare tranquilla. Ho il dovere di tutelare mia figlia.

Non sono ancora pervenute dichiarazioni di Morgan in merito a questa nuova intervista e presa di posizione di Asia, ma la vicenda sembra ancora molto lontana dall’avere un termine.