Ormai è un dato di fatto. Se si desidera mandare il proprio figlio all’asilo nido è necessario accendere un mutuo, o richiedere un prestito. Fermo restando che, pur avendo la disponibilità economica, non è affatto detto che il piccolo sia accettato nella struttura quasi sempre sovraffolata.

Un’indagine condotta da Cittadinanzattiva sugli asili nido comunali italiani parla chiaro, mettendo nero su bianco il malfunzionamento di queste strutture pensate per i piccolissimi e solitamente anche ben organizzate all’interno, ma caratterizzate nella maggior parte dei casi da due difetti non da poco: rette alle stelle e lunghissime liste d’attesa.

L’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva ha analizzato la situazione relativa agli asili nido comunali in differenti zone della penisola, stilando più di una classifica che mostra le spese medie annue a seconda della città e della regione di residenza. In generale si può affermare che nei comuni del Nord Italia le rette sono più esose, e spesso almeno un 25% dei bambini viene escluso dall’iscrizione per carenza di posti.

Ci sono tuttavia casi particolari come ad esempio la città di Foggia, dove dal 2009 al 2011 le rette mensili per accedere agli asili nido hanno subito un incremento del 55 per cento: una percentuale decisamente non trascurabile. Dando un’occhiata alle tariffe, sembra che la spesa media mensile per mantenere un bambino all’asilo comunale si aggiri intorno ai 302 euro, per un totale annuo di circa 3000 euro. Quello che stupisce maggiormente, tuttavia, è la disparità tra alcune città: se a Roma la retta mensile media si ferma a 146 euro, a Lecco si triplica fino a toccare 537 euro.

L’indagine ha preso in esame i dati relativi alla frequenza full time, tenendo conto del reddito medio annuo di una famiglia di tre persone, quindi due genitori e un bambino di età inferiore ai tre anni, soglia che generalmente consente ai piccoli di frequentare la scuola dell’infanzia, dove le rette si abbassano sensibilmente. In tutta Italia, comunque, dal 2005 al 2011 le tariffe hanno subito un incremento medio dl 4,8%.

È interessante anche dare uno sguardo alla top ten delle città più care, e di quelle meno economiche: in cima al primo gruppo ci sono Lecco, Belluno, Sondrio, Bergamo, Mantova, Cuneo, Forlì, Udine, Pavia e Pisa, mentre si respira un po’ di più al Centro Sud, soprattutto a Catanzaro, Vibo Valentia, Cagliari e sorprendentemente nella capitale.

Esaustivo, e allo stesso tempo allarmante, è il commento del vicesegretario generale e responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso.

«L’Italia sconta un ritardo strutturale ormai conclamato, espressione di un’attenzione alle esigenze delle giovani coppie vera solo sulla carta, pur se sbandierata a ogni campagna elettorale. Purtroppo i tagli agli enti locali previsti dall’attuale manovra finanziaria non faranno che peggiorare la situazione dal punto di vista sia della qualità del servizio che dei costi. Il dato di fondo resta sempre l’enorme scarto esistente tra le esigenze delle famiglie e la reale possibilità di soddisfare tali esigenze, tenuto anche conto che ormai per una famiglia la spesa media mensile per la retta del nido comunale ammonta al 12% della spesa media mensile totale.»

Fonte: Cittadinanzattiva