Un altro caso di diritti umani che rischiano di essere calpestati quello di Kate Omoregbe, 34enne di origini nigeriane residente in Calabria finita in carcere per quattro anni per possesso di droga, fuggita dal proprio paese Natale a vent’anni per sottrarsi alle violenze dell’uomo a cui era promessa.

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Un uomo più grande di lei e che voleva convertirla con forza alla fede islamica nonostante la ragazza si fosse dichiarata contraria. Condannata alla lapidazione, Kate fugge e arriva in Italia. La ragazza ha finalmente finito di scontare il suo debito con la giustizia italiana per un reato di cui lei continua a proclamarsi innocente.

Per buona condotta la sua pena è stata accorciata di novanta giorni, ma uscire dal carcere ed essere rimpatriata in Nigeria sarebbe per lei una vera e propria sentenza di morte.

In Nigeria, infatti, Kate verrebbe sottoposta alla lapidazione (in lingua araba Rajm), tutt’ora diffusa in numerosi stati con popolazione a maggioranza musulmana tra cui Iran, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan, Yemen e, appunto, Nigeria. Come già accaduto per i casi di Sakineh e Asia Bibi, il ministro degli Affari Esteri Franco Frattini è sceso in campo per difendere i diritti della ragazza:

“.Anche questa volta ci sono in ballo valori fondamentali e principio che un Paese come l’Italia non ha mai considerato una battaglia a intermittenza.”

Il 19 ottobre il Tribunale di sorveglianza si pronuncerà in via preliminare sulla richiesta di asilo politico presentata dalla ragazza, che tra pochi giorni verrà trasferita in una struttura di accoglienza in Calabria messa a disposizione dalla regione.

Fonte: L’Altro Quotidiano