La donna è assoluta protagonista durante tutti i nove mesi di gravidanza. Nessuno potrà mai cambiare questa realtà che ci rende così speciali e uniche. È proprio la futura mamma, tuttavia, ad avere il diritto di scegliere se far assistere al parto il suo compagno, valutando il desiderio di quest’ultimo e anche le eventuali conseguenze che vivere insieme una simile esperienza potrebbe portare.

Fino a pochi anni fa era quasi impensabile che un uomo potesse assistere alla nascita di un figlio, tuttavia oggi la presenza dei papà in sala parto rappresenta la normalità e avviene nella maggioranza dei casi, anche se per la donna si dovesse rendere necessario intervenire con un taglio cesareo.

L’ultimo Rapporto CedAp (Certificato ai Assistenza al Parto), informa infatti riguardo una sempre crescente tendenza dei futuri padri a partecipare attivamente al travaglio e al parto delle compagne, esperienza che si verifica nel 92% dei casi. Nove papà su dieci decidono di accompagnare la moglie o compagna durante questo percorso spesso doloroso, ma senza dubbio unico e irripetibile.

Ci si dimentica sempre più spesso quindi, di tutti i motivi che dovrebbero impedire a un papà di vedere nascere suo figlio, in primis le varie problematiche di natura sessuale che potrebbero derivare dal vedere da vicino la propria compagna partorire naturalmente.

E se i padri che assistono al parto sono epitetati come coraggiosi e temerari, come dovremo chiamare coloro che attendono in sala d’aspetto percorrendo in lungo e in largo la corsia della clinica? Nessuna condanna, certamente, come ribadiscono anche gli esperti del settore.

Se un padre decide di non entrare in sala parto la sua decisione deve essere rispettata. Così afferma Giovan Battista Serra, ginecologo del “Cristo Re di Roma”, il quale sottolinea come una presenza forzata renderebbe il travaglio meno facile sia alla donna sia al personale che la assiste. In questi casi, meglio rinunciare al taglio del cordone ombelicale e vedere per la prima volta il neonato già pulito e infagottato.

Quindi, ben vengano i coraggiosi papà che non battono ciglio davanti alle spinte e al sudore delle mogli, ma se anche il loro stomaco fosse un po’ troppo delicato, ecco alcune parole di conforto dette dallo psicologo infantile Jack Heinowitz.

“Ogni volta che vi sentirete oppressi dai dubbi, ricordate che partecipare al travaglio non è un test per stabilire il vostro livello di abilità nell’aiutare né tanto meno rispecchierà la vostra capacità di amare sia come uomo che come padre”.