Audrey Hepburn moriva venti anni fa, il 20 gennaio 1993. È scomparso il suo corpo, ma il mito a cui l’attrice ha dato origine non avrà mai fine.

Tutti conoscono Audrey Hepburn, anche i più giovani. La sua figura è legata al cinema e al teatro, ma è divenuta ben presto un’icona, anzi, l’icona femminile per eccellenza: immagine di una donna fragile e forte, solitaria, raffinata, impeccabile e, tra le difficoltà, sempre ostinata.

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L’eleganza interiore della Hepburn si è sempre sposata a meraviglia con quella esteriore: il connubio con Givenchy, gli abiti che la maison ha fatto su misura per l’attrice, il tubino di Colazione da Tiffany, impreziosito da filari di perle, sono delle pietre miliari nella storia della moda, del cinema e dell’eleganza. Ancora oggi, l’immagine di Audrey in Colazione da Tiffany campeggia nei negozi e nelle pubblicità, vera e propria icona immortale, in grado di superare le mode del momento.

I suoi film appaiono quanto mai attuali. Quell’apparente leggerezza con cui l’attrice presentava al mondo personaggi preda di sofferenze e della solitudine colpisce sempre: un corpicino esile eppure in grado di sprigionare tanta magnetica bellezza.

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Audrey Hepburn ha lavorato moltissimo, specialmente a teatro, forma di comunicazione forse da lei privilegiata: ma è il cinema che la ha dato l’immortalità. Come dimenticare le passeggiate con Gregory Peck a bordo di un’italianissima Vespa, in una Roma degli anni Cinquanta (il ruolo le valse l’Oscar)? E come dimenticare la passeggiata solitaria e silenziosa nel tubino nero in Colazione da Tiffany, in cui la Hepburn ha reso elegante anche il mangiare una brioche? E, ancora, come dimenticare il suo viso sorridente e spontaneo cozzare contro la ruvidezza di Humphrey Bogart in Sabrina?

Le donne di Audrey Hepburn sono ancora oggi un modello per molte: eleganti e sofisticate, raffinate, ma sempre sincere e sponantee, intelligenti e forti nonostante tutto. Come forte era la grande attrice, divisa tra l’amore per la recitazione, l’amore per i figli e l’amore per i più bisognosi.