Dopo le vicissitudini degli ultimi giorni, Augusto Minzolini in persona prende la parola in TV per commentare la multa che l’Agcom ha attribuito al TG1 relativamente al servizio di Silvia Sarno sul premier Silvio Berlusconi. Si è parlato di eccessiva sovraesposizione politica del capo del governo e del ruolo che l’informazione debba assumere in certi casi.

Minzolini, dal canto suo, è stato più volte sulla graticola anche per altri motivi. Ultime le dimissioni di Elisa Anzaldo, che ha criticato aspramente la scelta delle notizie che il TG1 divulga: il tutto è collegato a un discorso che va avanti ormai da anni, e che parla di una mancanza di equidistanza politica del telegiornale dell’ammiraglia Rai. Anche con altri giornalisti c’erano stati numerosi problemi in passato, tra cui Tiziana Ferrario, che peraltro ha persino vinto il ricorso contro il suo ex direttore.

Galleria di immagini: Tiziana Ferrario

Così, Minzolini sceglie proprio il TG1 per fare apologia, anche di se stesso:

“Il sottoscritto non condivide tutto quello che va in onda sulle reti Rai però rispetta ogni trasmissione e ogni punto di vista. Non ho mai espresso giudizi negativi, usate espressioni al limite dell’insulto verso altri né tantomeno ho chiesto epurazioni. Un atteggiamento che non è mai stato determinato da debolezza o da timori, semmai da rispetto per l’azienda per cui lavoro e soprattutto da un senso di tolleranza. Sono convinto infatti che se si vuole salvaguardare il pluralismo nell’informazione di questo paese bisogna essere tolleranti. La ricchezza di posizioni è un bene non un male, l’importante però è che queste siano espresse sempre con il dovuto rispetto verso chi non la pensa come noi non è l’abc solo del pluralismo ma della democrazia.”

Il monologo di Minzolini si è poi rivolto a improvvisati Masanielli o Roberspierre da strapazzo, per cui chi grida al regime, a suo avviso, è aguzzino egli stesso. Minzolini ha anche accennato ai numerosi cattivi maestri della storia italiana, i cui insegnamenti sono emersi con la violenza di questa campagna elettorale. E se Minzolini fa suo, deformandolo, un concetto vecchio quanto Mark Twain, si torna su un vecchio problema: si fa bene ad avere gli occhi aperti sul mondo dell’informazione? O piuttosto c’è bisogno di custodire i custodi?