Prosegue la crescita delle separazioni, mentre c’è una leggera flessione sul fronte dei divorzi. L’Istituto del matrimonio in Italia si dimostra sempre più debole, ma cresce la percentuale degli affidi congiunti. Il costante incremento del numero di separazioni e divorzi, che si inserisce all’interno di un complessivo mutamento sociale ormai in atto da diversi anni, ha decretato la crisi del concetto di famiglia. Stando agli ultimi dati ufficiali elaborati da Link Lab, gli italiani spendono ogni anno 350 milioni di euro per dire addio al partner.

L’Italia che emerge dallo studio della Link Campus University è un paese dove prevale, per fortuna, il rito consensuale (85,5%), ma stanno aumentando i casi di riti giudiziali, con un +35,8% nel triennio 2007/2010. Secondo Nicola Ferrigni, docente di sociologia della Link Campus University e direttore di Link Lab, sono numeri che dicono di una trasformazione:

«Testimoniano un’instabilità coniugale e di coppia che molto spesso si allarga, assumendo contorni più drammatici, qualora vi siano figli coinvolti.»

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Per l’affidamento dei figli nelle separazioni prevale quello condiviso (quasi il 90%), dovuto alla legge 54 del 2006, che sta abbandonando la tradizione giuridica che affidava alla madre la gestione dei figli, seppur con qualche resistenza in più al Sud, ma che comporta potenzialmente grandi problemi qualora i due genitori, invece di pensare al bene del minore, lo usino per farsi la guerra.

«Il recente caso di cronaca del bambino di Cittadella prelevato con forza da scuola riaccende il dibattito sull’affido dei minori in seguito alle separazioni dei genitori. La fine di una significativa inversione di tendenza, tipica del passato, che assegnava alla madre, nella quasi totalità delle separazioni e dei divorzi.»

Anche in questo ci sono comunque piccole variazioni a seconda si parli di separazioni o divorzi: il ricorso all’affidamento condiviso viene adottato nel 92,9% delle separazioni consensuali e nel 71,8% di quelle giudiziali, per le quali cresce, invece, il peso dell’affido esclusivo alla madre del minore (24,1% contro il 6,3% registrato nelle separazioni con rito consensuale). Nelle cause di separazione giudiziale, inoltre, aumenta la quota degli affidamenti in via esclusiva al padre, pari al 2,5% a fronte dello 0,5% registrato nelle separazioni consensuali.

Nelle cause di divorzio, l’affidamento dei figli è spesso (circa il 74%) condiviso, ma in un caso su quattro (23,4%) il giudice preferisce l’affidamento materno.

Questo significa che permane una tendenza nella separazione: nel 2010 gli affidamenti condivisi sono stati circa l’80% nei divorzi consensuali, quota che scende al 62,4% nei divorzi con procedimento giudiziale. Così come accade per le cause di separazione, il rito di chiusura giudiziale vede la quota degli affidamenti condivisi notevolmente ridotta a vantaggio degli affidamenti concessi alla madre. Il fattore non-consensuale quindi premia, in modo diverso ma costante, la madre invece del padre. Bisogna anche aggiungere l’importanza della correlazione tra separazioni e affidi, dovuta anche al fatto che, contrariamente al passato, aumentano sempre più le coppie separate con figli minorenni: circa la metà (49,4%) delle separazioni, infatti, ha riguardato coppie con almeno un figlio minore.

Separazione e divorzio sono anche una spesa colossale, imputabile soprattutto alle spese per l’assistenza legale. Nei casi di separazione consensuale o divorzio congiunto, il costo medio complessivo per la consulenza legale è pari a 5.500 euro, cifra che si dimezza nel caso di un unico legale scelto dalla coppia. Nelle cause di separazioni o divorzi giudiziali, invece, il costo medio complessivo per l’assistenza legale cresce fino agli 8.500 euro per entrambi i coniugi coinvolti nella causa. Il “giro di affari” legato alle separazioni in Italia è pari a 343 milioni di euro.

Fonte: Unilink