La bolletta diventa sempre più cara per le rinnovabili, ma otto italiani su dieci non rinunciano ai vantaggi, non solo economici, che rappresentano le energie alternative. Decisamente i nostri connazionali ”amano” le rinnovabili. La storia infinita delle polemiche sul tema specifico non scoraggia gli italiani, che si dicono disposti a contribuire economicamente alla diffusione dell’energia pulita, nonostante il caro-bollette.

Questo il dato fornito da un sondaggio commissionato da Ener20, una delle aziende italiane del settore, alla società di statistica Nextplora. Secondo l’indagine, otto italiani su dieci sono favorevoli a spendere 2 euro e mezzo al mese per sostenere la diffusione dell’energia pulita. L’obiettivo generale è evidente: ridurre l’inquinamento ambientale e domestico e, alla lunga, tagliare la bolletta energetica.

Favorevoli a investire sulle rinnovabili soprattutto gli uomini, i giovani tra i 18 e 24 anni e i residenti al Sud e nelle Isole, ma anche le donne vanno assumendo sempre maggiore consapevolezza sui vantaggi economici e ambientali delle fonti di energia “green”. Intatti, per il 49% le donne monitorate hanno risposto che sarebbero disposte a pagare 2,5 euro al mese per eliminare dall’uso domestico petrolio, gas e carbone, pur con qualche riserva. Tuttavia, il 30% ha dichiarato di essere sicuro della propria disponibilità all’utilizzo delle fonti rinnovabili per il risparmio energetico e per la salubrità dell’ambiente in cui vivono in casa e fuori.

Gli italiani che sono favorevoli alla prospettiva di installare un impianto fotovoltaico nella propria casa sono davvero, in percentuale, tanti: ben il 77% della popolazione su tutto il territorio nazionale, anche e soprattutto perché i costi dei pannelli vanno progressivamente diminuendo. Una percentuale molto significativa che lascia intravedere un futuro positivo per l’utilizzo delle fonti rinnovabili. E non solo: questo significa anche ripresa delle aziende di settore e conseguente potenzialità per i posti di lavoro. E non è poco, in tempi di forte crisi occupazionale.