La notizia che tutti aspettavamo: Aung San Suu Kyi è finalmente libera. Grande la commozione della folla radunata fuori dalla sua abitazione, quando la piccola donna Birmana si è affacciata per salutare e ringraziare parenti, sostenitori e amici.

Nella giornata di ieri scadevano i 18 mesi di reclusione forzata che il governo le aveva imposto, perché un giornalista americano aveva cercato di raggiungere la sua abitazione. La condizione evidente di violazione dei diritti, di cui vi avevamo parlato anche noi, si somma ai precedenti anni di reclusione imposti per il suo attivismo contro il regime governativo per un totale di più di 15 anni.

Con il sorriso sulle labbra, un volto radioso e un po’ di smarrimento, Aung San Suu Kyi ha parlato ai tanti sostenitori, violando il divieto di parlare che le avevano imposto le autorità:

Dobbiamo lavorare insieme, all’unisono, per raggiungere il nostro obiettivo.

Ha invitato quindi la folla a raggiungerla per oggi, quando farà il suo primo verso discorso da donna libera.

Il governo repressivo in carica, fresco di elezioni farsa, aveva promesso di liberarla solo a votazioni avvenute. La vittoria scontata non ha però fatto desistere i sostenitori della donna e del partito della Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd) nel quale milita. Inoltre, molti sostenitori filo governativi si sono staccati dalle imposizioni di regime, per avvicinarsi al pensiero e alla lotta del Lnd. Una controtendenza dopo tanti anni di egemonia.

Molte le voci politiche che hanno sostenuto ed evidenziato questa liberazione, tra le tante quella di

Barak Obama che ha espresso la sua gioia da Yokohama, in Giappone, definendo Aung San Suu Kyi “mia eroina” e dichiarando:

Ora bisogna liberare anche gli altri prigionieri politici.

Il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è unito al momento di gioia commentando:

La liberazione di San Suu Kyi rappresenta uno di quei rari momenti in cui si ha il senso di nuovi orizzonti che si aprono per la causa della libertà e della pace nel mondo. Le prime parole della leader birmana hanno confermato l’altissima ispirazione ideale e nazionale che l’ha guidata nei lunghi anni di prigione e continua a guidarla oggi in vista di un cammino ancora lungo e duro.

Amnesty International ha rammentato che sono molti i prigionieri di coscienza che il regime Birmano tiene sottochiave; Salil Shetty, segretario generale di Amnesty ha sottolineato:

Ci sono attualmente oltre 2.200 prigionieri politici, condannati sulla base di norme vaghe, utilizzate sovente per criminalizzare il dissenso politico e detenuti in condizioni agghiaccianti, con cibo e servizi igienici inadeguati e senza cure mediche. Molti di essi sono stati torturati nel corso degli interrogatori e subiscono ancora torture da parte del personale penitenziario.

Anche il Comitato norvegese del Nobel si è unito ai cori di gioia e ha invitato “La Signora”, come è chiamata in Birmania, a Oslo. Per ricevere il degno tributo e fare il discorso di accettazione del premio Nobel, vinto nel 1991, onorificenza che venne ritirata dai due figli perché il regime le impedì di lasciare il paese.

Di seguito il video dell’incontro con la folla: