Il cinema dovrebbe essere puro intrattenimento, soprattutto nel caso di film di fantascienza che disegnano mondi fantastici. Secondo alcuni però non è così: il grande schermo può celare messaggi subliminali che possono essere anche diabolici. Questo è il caso della polemica che ha coinvolto “Avatar“, il film di fantascienza di James Cameron.

Il film narra la storia di un ex marine paralizzato, di razza bianca, che tramite il suo avatar deve persuadere il popolo indigeno dei Na’Vi a lasciarsi colonizzare dai terrestri. Naturalmente i terrestri sono interessati alle risorse del sottosuolo del Pianeta dei Na’Vi per puro profitto economico.

Secondo un ristretto e attivo gruppo di contestatori, “Avatar” è colpevole di essere razzista poiché è la solita storiella dell’uomo bianco che arriva a salvare il “buon selvaggio”.

Il Web è stato così inondato di blog, messaggi su twitter e video su YouTube per protestare contro una “fantasia sulla razza dal punto di vista dei bianchi” e lo stesso regista Cameron è stato accusato di essere il “Messia bianco“.

A peggiorare la situazione c’è il fatto che la maggior parte dei personaggi del popolo dei Na’Vi è interpretato da attori di colore. La stessa principessa dei Na’Vi è interpretata da Zoe Soldana, che è di origine dominicana. Inoltre la pellicola è sicuramente una metafora di come gli europei hanno perseguitato e sterminato gli indiani in America.

Il regista Cameron ha risposto alle accuse dichiarando semplicemente che “Avatar”:

“…ci chiede di aprire gli occhi e vedere davvero gli altri, di rispettarli anche se sono diversi, nella speranza di trovare un modo di prevenire i conflitti e vivere più in armonia su questo mondo”.

In realtà i personaggi bianchi sono descritti come egoisti, approfittatori, violenti.

Cameron risulta cosi’ sicuramente colpevole di aver voluto raccontare un mondo fantastico dove gli uomini, anche se blu e alti tre metri, vivono in modo pacifico e armonioso tra loro rispettando la natura che li circonda.