Un’eventualità ventilata e creduta realizzabile con il patto sindaci. Ma i sindaci sono prudenti. E precisano che ”non c’è un “partito dei sindaci”, ma solo un “patto dei sindaci”, che intenderebbero godere per intero della tassa comunale sugli immobili e che, pur da punti di vista politici diversi, pensano al bene del loro territorio”. Su questo c’è una coesione totale.

Tutti i sindaci, in realtà, sono d’accordo sulla necessità di modificare l’Imu, ma non di azzerarla, e soprattutto per quanto riguarda la destinazione del gettito, ma sono anche tutti concordi nel fatto che bisogna valutare con molta prudenza l’ipotesi ventilata dell’azzeramento dell’Imu.

E sul punto della destinazione del gettito, qualcuno fa notare che più del 50% dell’Imu va allo Stato, per cui un saldo tra i tagli dei trasferimenti ai Comuni e l’Imu è negativo e quindi i Comuni avranno meno soldi di prima. Tuttavia alcuni sindaci sono disposti a ridurre la quota dei trasferimenti se viene lasciata ai Comuni una quota maggiore dell’Imu. ”Una proposta quasi a saldo zero”, si sottolinea.

Secondo De Magistris, le alternative all’Imu c’erano, nel senso che il Governo avrebbe potuto mettere la patrimoniale sui redditi più alti o ridurre le spese militari, ad esempio. In sintesi sono tutti concordi su una possibile diversa modulazione dell’Imu e qualcuno insiste sull’idea di lasciare ai Comuni l’intero gettito della tassa sugli immobili.

L’idea di azzerare l’Imu, in sintesi, va valutata e su questo sono concordi tutti i sindaci: certamente, sostengono, non aumenteranno l’Imu sulla prima casa, ma non potranno azzerarla. Naturalmente ogni sindaco esprime una sua opinione, ma si nota una certa coesione d’intenti sul ventilato azzeramento della tassa più odiata dagli italiani, esattamente come l’Ici, ed una generale tendenza alla sua rimodulazione secondo criteri più equi.