Bimbi, se siete capitati su questa pagina, chiudetela subito perché sto per raccontare una grossa bugia e potreste addirittura crederci e farmi passare il Natale più rigonfio di sensi di colpa della mia vita!

Genitori, se siete stati voi invece a capitare su questa pagina, rimaneteci, leggete tutto con attenzione e condividete perché si parla del dilemma per eccezione, quello con la D maiuscola, quello che a partire dal sesto-settimo anno d’età dei vostri figli, rovinerà i vostri sogni dicembrini: svelare o non svelare l’inesistenza di Babbo Natale?

Il consiglio arriva da Anna Oliverio Ferraris, psicologa dello Sviluppo all’Università La Sapienza di Roma, che spiega: “Molto dipende in primo luogo dall’età: se i bimbi sono piccoli, fino a cinque-sei anni meglio lasciarli fantasticare; crescendo saranno loro stessi a rendersi conto di cosa realmente accade, a manifestare dei dubbi, e avranno bisogno solo di una conferma da parte degli adulti”.

Consapevoli del fatto che la sofferenza probabilmente sarà più vostra, che adoravate mangiare i biscotti e bere il latte caldo lasciato in cucina per il Babbo di passaggio, che dei vostri bimbi, quella conferma deve arrivare da voi, e da nessun altro. La Dott.ssa Oliverio Ferraris, infatti, afferma: ”E’ importante che siano mamma e papà e non degli estranei a fare questo passo, visto che hanno il polso della situazione. Solo così si potranno forse evitare scene come quelle avvenute ad Oxford, dove un finto (e aggiungo furbo, ndb) Babbo Natale ha voluto creare un diversivo spiegando ad un gruppo di bambini che il vero Babbo Natale non esiste. A questo punto, lacrime e disperazione dei piccoli hanno spinto i genitori a protestare ed il finto Babbo natale, seppur pentito, è stato licenziato“.

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