E’ da tempo che si parla dei tanti concorsi, di vario genere, dedicati ai più piccoli, in cui bambini e bambine vengono fatti gareggiare per la loro bellezza o per i loro talenti.

Sono soprattutto gli Stati Uniti il paese in cui c’è una maggiore concentrazione di questo tipo di concorsi, ma, a ben guardare, non mancano neanche nel nostro paese.

I fatti di cronaca, purtroppo, parlano chiaro. Poco tempo fa una piccola reginetta di bellezza, Jon Benet Ramsey, è morta a soli cinque anni. Si tratta ovviamente di un caso estremo, ma che dovrebbe far riflettere. E lo studio condotto da Martina M. Cartwright, nutrizionista e professore a contratto presso l’Università dell’Arizona, mette in evidenza proprio il nodo centrale della questione, ossia il fatto che non sono i bambini a voler partecipare a questi show (che ogni anno muovono un giro di soldi impensabile) ma i genitori.

Genitori che vogliono realizzare i loro sogni e lo fanno tramite i loro bambini. Tra questi sogni, in primis, c’è la possibilità di una scalata economica e sociale, senza curarsi del benessere dei figli e dei loro reali desideri. Una sorta di realizzazione per procura, così la definisce la curatrice della studio, che rischia di sfociare in comportamenti lesivi nei confronti dei minori:

Penso che sia divertente se le bimbe vogliono giocare a mascherarsi per un po’, ma insistere nel trasformare un gioco nei primi passi verso una carriera da modella o da star di Hollywood è pericoloso. Anche perché le probabilità di successo sono molto scarse. I genitori devono conoscere i limiti dei propri figli e non pressarli perché così rischiano di danneggiarli.