La presenza di colf e badanti in Italia è in continua crescita, soprattutto perché a scegliere questo tipo di occupazione sono una buona parte delle donne immigrate che risiedono nel nostro paese. Che si tratti di una collaborazione part-time, fatta di poche ore al giorno, o che preveda la stretta convivenza con una famiglia locale, esistono effettive problematiche di comunicazione tra le due categorie.

Proprio per sondare il terreno in materia, l’Università napoletana Federico II ha promosso un’indagine riguardo gli effettivi rapporti ed equilibri tra badanti e datrici di lavoro.

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I risultati di questo studio, relativo alla Campania e condotto su un gruppo di 136 donne di varie nazionalità, sono purtroppo abbastanza prevedibili: si parla infatti di molti preconcetti e pregiudizi, che arrivano da entrambe le parti. Nonostante il fine comune, che nella maggior parte dei casi è il benessere della famiglia, il rapporto tra padrone di casa e colf è spesso percorso da numerosi attriti.

Secondo il resoconto, le datrici di lavoro accusano le dipendenti di essere troppo fredde e poco attente ai sentimenti, interessate solo alle cose materiali. Per le collaboratrici familiari, invece, le signore per le quali prestano servizio sono invadenti e perennemente dedite alla cura della propria persona.

Le colf sembrano quindi lamentarsi di comportamenti e atteggiamenti che esulano dalle mansioni svolte in casa, ma che riguardano alcuni lati del carattere delle donne italiane le quali, a loro dire, sono spesso assenti e aggressive con marito e figli.

Nessuna condivisione e poca comprensione reciproca: il rapporto tra badanti e signore di casa sembra ridursi a questo. Un modo di vedere le cose totalmente diverso riguarda, inoltre, il trattamento delle persone anziane che vivono in famiglia.

“Molte ritengono assurdo che costituiscano un peso, e sottolineano come nei propri paesi siano considerati come esempi di saggezza”.