I bambini all’asilo socializzano, giocano, interagiscono e, perché no, costruiscono le prime amicizie già in tenera età, che talvolta riescono a portare avanti negli anni, anche da adulti. Ma attenzione: anche nella prima infanzia gli amici possono avere una cattiva influenza sui più piccoli, specialmente nei maschietti.

Per i bambini all’asilo, quindi, frequentare amicizie negative potrebbe significare avere, poi, problemi comportamentali, soprattutto una volta arrivati alla scuola primaria. Ad affermarlo è uno studio dell’Università dell’Illinois, negli USA, che lancia un allarme diretto ai genitori.

Ma come può essere negativo un legame tra bambini all’asilo? Può sembrare strano, ma un amico può esercitare una cattiva influenza se, ad esempio, ha un temperamento molto agitato, che in qualche modo modifica il comportamento del suo amico del cuore anche dopo qualche anno, rendendolo visibile tra la prima e la terza elementare.

L’aspetto più particolare della ricerca, tuttavia, riguarda il fatto che le bambine sembrano invece immuni da questa influenza, mentre i bimbi richiedono un maggiore controllo da parte dei genitori sulle amicizie. Su 567 bambini osservati, infatti, i ricercatori hanno riscontrato un legame tra eventuali problemi di comportamento e amichetti dell’asilo tutt’altro che calmi e tranquilli.

Lo studio è stato eseguito grazie alla collaborazione delle mamme dei bimbi coinvolti, sia degli insegnanti che anno stilato una sorta di profilo personale dei piccoli segnalando eventuali difficoltà nelle attività di socializzazione. I piccoli, invece, sono stati suddivisi in tre gruppi tenendo conto della maggiore o minore estensione della loro piccola cerchia di amicizie, oppure della totale assenza di queste.

«Come ci aspettavamo, l’alta qualità delle amicizie all’asilo ha caratterizzato la predisposizione verso la cooperazione, la condivisione, e bassi livelli di ostilità, ma solo per quanto riguarda i bambini maschi monitorati tra il primo e il terzo anno di scuola.»

Così hanno commentato i risultati dello studio i ricercatori, guidati da Nancy McElwain, la quale invita tuttavia le mamme e i papà a osservare e non trascurare le frequentazioni dei propri figli fin da piccolissimi.