Bambini dal pediatra solo fino ai sei anni, e dai sette in poi dal medico di famiglia come gli adulti: sta facendo molto parlare questa proposta avanzata dal Ministero della Salute nella bozza di Riordino delle Cure Primarie.

L’assistenza pediatrica per i bambini non sarebbe più garantita fino ai 14 anni, come accade attualmente, ma si interromperebbe in corrispondenza dell’ingresso nella scuola primaria. Una decisione che, secondo i pediatri stessi, potrebbe portare conseguenze negative verso la salute dei piccoli. La bozza presentata dal Ministro della Salute fa riferimento alle evidenti differenze che caratterizzano la pediatria di base nelle varie zone d’Italia, come ribadito nella nota.

«L’assistenza della Pediatria di libera scelta non è garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Vanno quindi modificate le norme convenzionali che regolano i parametri relativi agli assistiti in carico, prevedendo di assegnare ai Pls unicamente i bambini da 0 a 6 anni».

A essere messa in dubbio non è l’urgenza di un provvedimento che garantisca servizi di assistenza pediatrica migliori e uniformi in tutta la penisola, ma l’affidabilità dei medici di base per quanto concerne la diagnosi e la cura delle malattie dei bambini. Esaustivo in proposito è l’intervento del presidente della Società italiana di pediatria (Sip) Alberto G. Ugazio.

«I medici di medicina generale, che garantiscono all’adulto un livello molto elevato di assistenza, sono meno esperti dei pediatri in materia di bambini per il semplice motivo che ormai da 50 anni non se ne occupano più. Pensiamo al dosaggio dei farmaci che per gli adulti è unico, mentre per i bambini è legato ai kg di peso o alla superficie corporea».

Spesso, infatti, si pensa che il ruolo del pediatra sia legato soltanto alla supervisione della crescita e del regolare sviluppo fisico del bambino, tuttavia questo medico rappresenta la figura di riferimento fondamentale per i genitori dalla nascita dei figli fino all’adolescenza, in grado di supportare e offrire consulenza anche riguardo a tematiche che esulano la sfera della salute. Anche la Fimp (Federazione italiana medici pediatri) si schiera contro questo nuovo provvedimento, come traspare dalle parole del segretario nazionale Claudio Colistra.

«L’80 per cento dei pazienti tra 7 e 14 anni sono in carico ai pediatri, apprezzati per i loro lavoro non significa solo prescrivere medicine ma impostare il bambino dal punto di vista nutrizionale, seguirlo nella crescita fino ai problemi dell’adolescenti toccando tutti gli aspetti sociali e non solo della salute. L’assistenza del pediatra è ben altra cosa e basterebbe pensare che la nostra figura è una sorta di tutore del bambino. Obbligare i genitori a portare i figli più piccoli dal medico per gli adulti potrebbe essere una scelta sbagliata».