Bambini obesi e non perfettamente in forma esclusi dalla gita scolastica: le disposizioni di un preside ragusano per l’organizzazione di classica escursione sulla neve stanno scatenando feroci polemiche. Secondo Orazio Caschetto, se si vuole andare in gita coi compagni bisogna essere atletici, allenati e magari se si ha qualche qualche problema fisico meglio starsene a casa.

Per la tradizionale settimana bianca in Trentino il dirigente scolastico ha insomma pensato a tutto, scrivendo ai genitori dei bambini con l’auspicio che i partecipanti «siano atletici perché diversamente si rischia di rovinare la gita per sé e per il gruppo».

Frasi scivolose, se si considera che anche un handicap fisico, o la semplice obesità di qualche alunno (condizioni molto diffuse e sulle quali la scuola ha compiti di integrazione) non rientrano in queste indicazioni che sembrano uscite da un comitato olimpico più che da un istituto scolastico.

Come c’era da aspettarsi, è eplosa una bufera, sollevata da alcuni genitori che hanno ritenuto offensive queste parole. Ma le proteste non si sono fermate qui: anche dal consiglio comunale di Rogasi di Pozzallo si sono levate voci di sdegno, tanto che è preannunciato un esposto al ministero della Pubblica istruzione e al Sovrintendente scolastico regionale.

Ma il preside non molla anzi ha ribadito il concetto: non è una gita per tutti:

«Organizziamo diverse gite scolastiche in giro per l’Italia per i nostri 900 alunni delle medie e delle elementari, ma si è sollevato un caso che non esiste. È come quando si va in pizzeria: c’è una varietà di scelta e chi magari ha lo stomaco più delicato chiede una pizza con meno ingredienti. Noi abbiamo raccomandato, e sottolineo raccomandato, di partecipare se si è abbastanza atletici, non abbiamo escluso nessuno, in 10 anni di gite non lo abbiamo mai fatto. Non capisco la forzatura di queste parole, forse qualcuno ambisce a un po’ di visibilità.»

Può anche darsi che il dirigente scolastico abbia una parte di ragione: nell’ossessiva ricerca di un’eguaglianza dei figli (che spesso nasconde solo una nevrosi dei genitori) si finisce col non rispettare o addirittura negare le loro peculiarità. Tuttavia, non c’è praticamente letteratura pedagogica che non insegni come la coesistenza tra alunni anche molto diversi fra loro nelle abilità motorie o di apprendimento abbia grandi benefici per chi è oggettivamente più indietro. L’alternativa è la discriminazione.

Se, come sembra, il preside non ha intenzione di chiedere scusa, significa che ognuno sarà libero di mandare o meno i propri figli in gita, ma di certo questa uscita non ha aiutato il clima di festa per la quale è stata pensata. A proposito: ma cosa ne pensano i ragazzi? Nessuno li ha interpellati. Anche questo la dice lunga.

Fonte: Ansa