L’iperattività infantile è un problema purtroppo abbastanza diffuso, ma spesso sottovalutato. Agitazione, difficoltà nel mantenere l’attenzione o ascoltare per almeno dieci minuti, incapacità di stare seduti a lungo. I sintomi sono diversi, e pare che gli adulti che ne hanno sofferto da bambini possano intraprendere strade pericolose, talvolta segnate da depressione e dipendenze.

Non bisogna tuttavia confondere la normale vivacità dei bimbi di tre o quattro anni con la sindrome da deficit di attenzione e iperattività, meglio conosciuta con la sigla ADD (Attention Deficit Disorder); è solo dopo i quattro anni che i disturbi possono essere presi in considerazione, e spesso sono le stesse strutture scolastiche a segnalare difficoltà nell’apprendimento e nella concentrazione.

Esistono diverse teorie riguardo la crescita e lo sviluppo mentale dei soggetti iperattivi, una delle quali sostiene che questa difficoltà di apprendimento può essere corretta attraverso un valido supporto psicologico e insegnando ai bambini a migliorare i proprio autocontrollo. A sostenerlo è Alexis Piquero, professore di criminologia alla Florida State University, mentre gli studiosi del Trinity College di Dublino hanno messo in relazione la sindrome ADD con lo sviluppo di una certa genialità.

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Pare infatti che le persone iperattive abbiano in realtà la capacità di focalizzare l’attenzione su poche cose di loro interesse, arrivando perfino a diventare autentici geni : è il caso di Pablo Picasso, Thomas Edison e Che Guevara, solo per fare alcuni nomi.

Ma c’è anche il rovescio della medaglia, infatti stando a quanto affermano alcuni ricercatori neozelandesi e inglesi i bambini iperattivi, diventati adulti, hanno spesso gravi problemi di autocontrollo e rischiano di cadere in depressione o, peggio, nell’abuso di sostanze nocive.