Stimolare i bambini dalla mattina alla sera e sovraccaricarli di impegni li rende più felici? E li fa diventare più maturi e migliori dei coetanei? Imparare tutto e subito, anche a costo di stabilire una routine quotidiana difficile da seguire: ecco che cosa vogliono molte coppie di genitori per i loro figli.

A genitori impegnati corrispondono {#bambini} stressati. Una ricerca inglese sembra voler ribadire questo concetto, tuttavia il discorso che ruota intorno all’educazione dei più piccoli si fa più ampio, e a essere sotto accusa è anche la carenza di tempo che la maggior parte delle mamme e dei papà moderni trascorre insieme alla prole.

Tra scuola, corsi di nuoto, musica, compiti a casa e via dicendo, i bambini non solo rischiano di stressarsi e affaticarsi, fino anche a compromettere il rendimento scolastico, ma si distaccano precocemente dai genitori mettendo in crisi il legame stabilito alla nascita.

Se per i bimbi è fondamentale il contatto fisico con la madre, così come con il padre, questo riempire la giornata di impegni fuori casa non fa altro che danneggiare il legame tra genitori e figli, con il rischio che la vita dei piccoli sia pianificata esattamente come avviene per gli adulti.

A condannare questa abitudine è l’autrice del volume “Too much, Too soon?” (Così tanto, così presto?), la psicologa infantile Sylvie Hetu, la quale mette in guardia i genitori sui rischi causati da un eccessivo carico di impegni nella vita dei bambibi, che rischiano di spezzare bruscamente la relazione familiare. Sembra inoltre che alcune abitudini ritenute fondamentali nella crescita siano quasi in disuso, come ad esempio la classica ninna nanna.

“Cantare la ninna nanna è uno dei modi migliori per forgiare legami stretti tra le madri e i loro bambini, ma ora molti genitori rifiutano l’approccio, perché considerato antiquato. I bambini rispondono agi stimoli che provengono dalle voci umane, dai volti umani e dal contatto umano, e in questo modo riescono naturalmente ad aprirsi al mondo. I bambini hanno bisogno della presenza dei loro genitori, giorno per giorno.”

È la stessa Hetu a criticare aspramente la metodologia che segue il parto, le prime azioni che il personale medico compie sui neonati subito dopo la nascita, allontanandoli dalle braccia della madre anche se solo per pochi minuti. Una procedura che tutti conosciamo bene, a quanto pare non condivisa dagli esperti in psicologia infantile.

“In quasi tutti gli ospedali il neonato viene preso, lavato, pesato, controllato, vestito e solo dopo dato alla madre. E ci chiediamo se questo influenza il bambino?”

Fonte: Telegraph