Quando si parla di bambino iperattivo ci si sta riferendo a un bambino che soffre del disturbo evolutivo dell’autocontrollo (ADHD). Si tratta di un disturbo che impedisce o rende più difficile la concentrazione e l’attenzione oppure che ostacola il controllo degli impulsi e del livello di attività.

È bene chiarire che il bambino iperattivo non è semplicemente un bambino molto vivace oppure indisciplinato, come spesso si tende a credere: l’assenza di controllo comportamentale è qualcosa che va al di là dell’esuberanza o della maleducazione, ha una sua motivazione di base e deve essere certificata da un medico. Se un genitore non è più in grado di affrontare la situazione, dovrebbe rivolgersi a uno specialista che sia in grado, prima di tutto di stabilire se il bambino è effettivamente iperattivo, e poi che sia in grado di offrire gli strumenti giusti per risolvere la situazione.

Confusa spesso con un’eccessiva vivacità, per effetto della sindrome il bambino non presta attenzione alle attività che gli sono proposte, spesso si comporta male, ha uno scarso rendimento scolastico e non riesce a seguire le più elementari norme di comportamento che gli sono imposte.

Le cause

Un bambino iperattivo può essere tale per diverse ragioni: alla base potrebbero esserci dei fattori genetici, ossia significative alterazioni funzionali di alcuni circuiti cerebrali che regolerebbero l’inibizione e l’autocontrollo.

Al di là delle cause genetiche potrebbero altresì esservi fattori legati alla nascita prematura, all’uso di alcool e tabacco da parte della madre oppure l’esposizione eccessiva, durante la fase della prima infanzia, a dosi di piombo. Da tenere sotto controllo anche eventuali lesioni cerebrali, in particolar modo quelle che interessano la corteccia prefrontale, spesso dovute proprio alla nascita prematura oppure a sofferenza perinatale.

Da escludere, invece, tutte le cause di ordine psicologico: queste non condurrebbero al disturbo evolutivo dell’autocontrollo quanto piuttosto verso disturbi del comportamento di tipo psicoemotivo, che possono contribuire a peggiorare e a nascondere gli effetti dell’iperattività ma che non la generano.

I rimedi

Il bambino iperattivo può essere curato sia con terapia farmacologica sia con terapia psico-comportamentale. La maggior parte dei neuropsichiatri preferisce però una combinazione delle due terapie, ritenuta molto più efficace. Altri invece ritengono che sia preferibile non utilizzare psicofarmaci in età infantile.

Per quanto riguarda la cura farmacologica, sono due i principi attivi che sono stati autorizzati dall’Agenzia italiana del farmaco – metilfenidato (Ritalin) e atomoxetina (Strattera). La loro prescrizione è vincolata alla presentazione di un piano terapeutico, per evitare che ne sia fatto un uso improprio.

La terapia psico-comportamentale si base invece su cicli di incontri di parent training e sulla consulenza agli insegnanti. Grazie al parent training – rivolto dunque ai genitori – si possono apprendere strategie per affrontare e risolvere il problema, stessa cosa che viene poi fatta nei confronti degli insegnanti, che devono avere a che fare con il bambino a scuola. È molto importante essere in grado di capire bene come gestire la situazione: un comportamento errato, di fronte a situazioni di questo tipo, potrebbe portare a conseguenze molto negative.

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