Le bambole sono sempre state il gioco d’infanzia per eccellenza di molte bambine. Si sono evolute molto nel corso del tempo: una volta costruite come si poteva, con pezze di stoffa e bottoni, ora invece, con la famosissima Barbie che è diventata un’icona nel mondo dei giocattoli e della moda, sono delle vere e proprie piccole persone in ogni minimo dettaglio.

Ma come sono cambiate e come si stanno evolvendo ancora le bambole? La tradizionale Barbie rappresentava l’immagine di una ragazza giovane, che vestiva alla moda ma senza esagerare cadendo nel volgare, con un fidanzato leggendario che aveva i suoi stessi caratteri, il famoso Ken.

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Di questi tempi invece stiamo assistendo a una vera esaltazione della bambola, la quale non idealizza più la ragazzina che pensa alle cose giuste per la sua età, ma ragazze che amano divertirsi, esporre il corpo con magliette aderenti e minigonne, amano le scarpe tacco 12 e perché no piercing, tatuaggi e capelli colorati. Vediamo inoltre che dalla classica casa di Barbie che una volta tutte le bambine sognavano di ricevere, ora passiamo alla fantastica discoteca.

Nell’esaminare la il prototipo di ragazza che ama il divertimento non ne viene di certo puntato il dito contro, ma magari proporre dei modelli del genere a delle bambine che ancora non possono essere considerate teenager è un po’ prematuro e va a inserire nella testa delle più piccole un modo di essere dato per scontato.

Secondo un’indagine dell’Ipsa (Istituto Italiano di Studi Transdisciplinari) condotta dal professor Massimo Cicogna, questo tipo di bambole rappresenta il 35% delle vendite nei principali negozi di giocattoli. Su 350 ragazzine tra i 6 e i 12 anni che hanno partecipato alla ricerca, la maggior parte dichiara di amare principalmente due tipi di bambole: il 32% la Versus Barbie che sfila sulle passerelle, il 23% le Bratz Dolls, vestite con abiti aderenti, trucco pesante e labbra abbondanti.

Ma quali sono i motivi per cui le bambine scelgono questo tipo di bambole? Il 21% risponde che si tratta del loro alter ego, cioè si impersonificano nella bambola che vestono, pettinano e truccano come vorrebbero fare su loro stesse, ma non possono. Il 18% vede nella bambola il proprio ideale di ragazza, bella, affascinante, alla moda, sexy, caratteristiche considerate come vincenti. Il 16% ci vede l’icona della ragazza di oggi e il 13% vede nelle bambole un’occasione per confrontarsi con le amiche in fatto di moda.

Se una volta le bambole rappresentavano l’infanzia in tutti i suoi connotati, ora con le attuali “fashion dolls” raffigurano solo un’anticipazione dell’adolescenza all’infanzia, quasi come per voler mostrare alle bambine quello che probabilmente le aspetterà dopo. Ma allora ci chiediamo, perché tutta questa fretta di crescere? L’infanzia è l’unico momento della vita in cui i problemi non ci toccano, i dolori si dimenticano presto e la vita sembra un gioco, rispetto alla realtà che ognuno di noi poi dovrà affrontare.

La psicologa Maria Rita Parsi spiega:

“Il processo di accellerazione dei tempi purtroppo fa parte della nostra società: da una parte non si cresce mai perché comunque si allungano l’infanzia e l’adolescenza, dall’altra parte si favorisce una crescita immediata con stimoli della moda, degli atteggiamenti e quindi nei comportamenti. Le bambole dovrebbero essere a misura dell’età delle bambine a cui si donano. Magari belle, attraenti, divertenti ma con una maggiore gradualità dell’età.”

Infine, è stato rilevato che chi è più disposto a regalare bambole all’interno della famiglia sono in percentuale maggiore i papà con il 40%, mentre le mamme solo il 28%. I nonni si trovano in terza posizione con il 12% e gli zii ultimi con l’8%.