Barbara Serra è probabilmente la giornalista italiana più internazionale al mondo. Figlia di un sardo e di una siciliana, si trasferì a otto anni a Copenhagen, imparando ben presto inglese e danese, i suoi primi amici furono musulmani e ha lavorato con molti network televisivi come BBC, CNN, SKY News e Channel Five, fino ad approdare all’edizione londinese di Al Jazeera.

Intervistata da Grazia, Barbara Serra ha messo in discussione il centralismo dell’oggetto femminile nella televisione italiana, supportato con un caso unico al mondo: le veline, soprattutto nelle edizioni in cui presenta Michelle Hunzicher, seduta e composta come una vera anchorwoman, mentre le vallette sgambettano sul bancone esibendo il loro corpo.

Barbara Serra ha spiegato:

Le ragazze non imparano niente e non possono certo pensare di fare quel lavoro per vent’anni. Quelle che, partendo come showgirl, hanno fatto carriera si contano sulle dita di una mano. Forse Simona Ventura. Ciò che conta davvero, secondo me, è come reagiscono le ragazze e i ragazzi che guardano la TV, di fronte a queste immagini. Fino agli anni ’60, l’Italia è stata il Paese più restrittivo d’Europa in termini di costumi. Quindi, oggi, le donne seminude sono ancora un segno di modernizzazione, una specie di rivoluzione sessuale in versione pop. Mentre all’estero, questo esibirsi a tutti i costi è considerato un comportamento all’antica. In Scandinavia, dopo mezzanotte, i canali porno sono in chiaro e la libertà sessuale, tra gli adolescenti, è maggiore che in Italia. Ma non si vedono ballerine svestite e spot con nudi femminili gratuiti.

La Serra ha poi messo in evidenza come sia in ogni caso fondamentale il look per una giornalista televisiva, cercando di portare la verità anche nel proprio aspetto, e come spesso venga messa al centro di stereotipi culturali, da italiana e da conduttrice di un TG di matrice araba: in quest’ultimo caso, le viene spesso chiesto se le donne in TV sono costrette a portare il velo.