Barilla e Istituto Italiano di Fotografia premiano i giovani talenti che interpretano la pasta e il suo patrimonio di cultura, identità, creatività e quotidianità contemporanea.

Barilla, leader mondiale nel mercato della pasta, conferma il suo impegno per la promozione della cultura e dell’arte e lo fa con un progetto fotografico che ha visto come protagonisti studenti ed ex studenti dell’Istituto Italiano di Fotogrofia. Ai giovani talenti, infatti, è stato chiesto di rispondere con uno scatto alla domanda “Di che pasta sei fatto?

Le opere dei circa settanta giovani fotografi che hanno partecipato al progetto promosso da Barilla, sono state raccolte in un libro dal formato evocativo ed esposte dal 13 al 28 giugno a Milano presso gli spazi Y&R Group di via Tortona 37. La mostra è gratuita e aperta al pubblico dal Lunedì al Venerdì dalle 9.00 alle 18.00.

Barilla crede che il cibo rappresenti molto di più che un semplice nutrimento. Il cibo infatti è parte di uno stile di vita che mai come in un Paese come l’Italia si va a innestare in un patrimonio culturale che non teme eguali nel resto del mondo. Da tale convinzione, nasce lo stretto collegamento tra la passione per la cucina e l’amore per l’arte che hanno portato a sviluppare questo prezioso progetto fotografico. Così i giovani e talentuosi fotografi dell’Istituto Italiano di Fotografia hanno potuto interpretare il concetto di pasta abbinandolo a ogni tipo di evocazione che potesse coniugarne l’intrinseca tradizione con la creatività tipica della tradizione italica.

L’importanza che la pasta ha ormai assunto nella quotidianità di ogni italiano viene anche sottolineata nella prefazione al libro fotografico firmata da Guido, Luca e Paolo Barilla che non risparmiano un meritato elogio al più caratteristico dei piatti italiani:

«Un buon piatto di pasta per noi italiani è cultura, creatività, gusto, gioia di stare insieme, ma anche tutto quello che questi scatti sapranno comunicare. Sono piccole storie senza parole, ma ognuna con qualcosa da dire. Tutte confermano come come le foto più interessanti non si facciano con la macchina ma con gli occhi, il cuore e, questa volta anche con le percezioni che si hanno con un prodotto straordinario.»