Ogni anno il raffreddore colpisce gran parte della popolazione mondiale e i sintomi legati alla malattia temporanea sono davvero spiacevoli. Invece delle classiche medicine che siamo soliti assumere in questi momenti, un ottimo sostitutivo potrebbe risiedere negli integratori minerali di zinco, che aiutano a liberare il naso e accorciano la vita al raffreddore.

La soluzione è stata promossa dalla Cochrane Library come rimedio al malanno di stagione più odiato da tutti, e tramite varie ricerche condotte di recente è emerso come l’assunzione di integratori a base di zinco non solo aiutino a sentirci meglio ma siano anche efficaci in termini di prevenzione.

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Per gli oltre 15 studi condotti, sono stati presi in considerazione un gruppo di oltre 1300 persone, e per coloro che hanno ingerito tali integratori i sintomi del raffreddore erano migliorati nettamente nel corso di una pochi giorni. Lo zinco è utile tra l’altro anche per i bambini, visto che quelli che l’avevano assunto per cinque o più mesi erano maggiormente immuni dal raffreddore rispetto agli altri compagni di scuola.

Attenzione però: i medici ci tengono a sottolineare che lo zinco può portare a effetti collaterali molto fastidiosi quali la nausea e la diarrea. La ricerca va dunque approfondita, spiega il capo ricercatore Meenu Singh del Post Graduate Institute of Medical Education and Research in India:

“Questa revisione rafforza le prove che giustificano l’utilizzo dello zinco come trattamento per il raffreddore. Tuttavia, al momento, è ancora difficile dare una raccomandazione completa, perché mancano informazioni riguardo alla dose ottimale, alla formulazione e alla durata del trattamento”.

Una soluzione di questo tipo potrebbe rivelarsi ideale per la battaglia contro il raffreddore, che tra l’altro non è un malanno banale come si può pensare: basti pensare che il 40% delle assenze al lavoro e a scuola sono proprio dovute a questo e alla costipazione che si ha quando si viene colpiti. Fino ad oggi il rimedio più efficace veniva indicato nella vitamina C, ma vari studi hanno smentito questa convinzione, anche se tutt’oggi rimane comunque un mistero la sua effettiva efficacia.