Andreas Hensel, direttore dell’Istituto nazionale per la valutazione del rischio (Bfr), ha dichiarato il cessato allarme su pomodori, cetrioli e insalata cruda, indicati nei giorni scorsi come possibile veicolo di trasmissione del batterio E.coli.

I colpevoli dell’epidemia sembrano infatti essere i germogli dei fagioli – da noi comunemente chiamati germogli di soia. Lo ha detto oggi il direttore dell’Istituto Robert Koch, Reinhardt Burger, e sempre da oggi è stata ufficialmente chiusa l’azienda di coltivazioni biologiche della bassa Sassonia, la Gartnerhof, sotto accusa già da alcuni giorni. Burger ha inoltre dichiarato che le persone che hanno mangiato i germogli di fagioli hanno avuto una probabilità nove volte maggiore di contrarre l’infezione da E. coli.

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La contaminazione da E.coli nei semi dei fagioli

“potrebbe essere avvenuta nei semi venuti a contatto con acqua di fogna o con dei fertilizzanti”.

Queste le parole di Ermanno Calcatelli, presidente dell’Ordine nazionale dei biologi, a margine di una conferenza su biologia e nutrizione.

“Non bisogna dimenticare che alla base della composizione dei fertilizzanti c’è la presenza di letame e dal momento che la contaminazione è avvenuta per via oro-fecale. Questa via potrebbe spiegare l’origine della contaminazione dei semi”.

Calcatelli ha poi sottolineato che saranno necessari ulteriori esami per stabilire con certezza la dinamica delle diffusione del batterio.

Nonostante il cessato allarme nei confronti del consumo di verdura cruda, l’emergenza c’è ancora. La Germania in particolar modo dovrà continuare a indagare per cercare di capire le cause dell’epidemia e perché abbia colpito in modo così massiccio l’area del Lander del Nord, Amburgo, parte della Sassonia e della Westfalia e che a oggi ha fatto 2.808 contagiati, 722 casi di sindrome emolitica uremica (Seu) e 31 vittime (30 in Germania e 1 in Svezia).