Con “Battleship” il regista Peter Berg porta sul grande schermo il gioco da tavolo della Battaglia Navale sotto forma di action movie divertente e dal ritmo incalzante. Archiviato il successo di “Hancock”, film del 2008 con Will Smith, il regista di New York amplia le sue vedute con un’avventura dalle dimensioni colossali a tutto tondo che, partendo dal mare, si sposta in aria per arrivare fin sulla terra in un susseguirsi di scontri tra navi, nel senso più ampio del termine, ed eserciti nemici.

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La scelta del protagonista di “Battleship” è caduta su Taylor Kitsch, attore strappato alla moda visto recentemente nel “John Carter” targato Walt Disney; al suo fianco c’è un altro ex modello, Alexander Skarsgård, ormai entrato nelle case italiane grazie al ruolo del controverso vampiro Eric Northman di “True Blood”. New entry nel mondo del cinema è la stellina del pop Rihanna, comprimaria insieme al navigato Liam Neeson, premio Oscar nel 1994 per il suo Oskar Schindler in Schindler’s List di Steven Spielberg. Altro volto proveniente dalle passerelle è Brooklyn Decker, attesa anche nell’imminente “Cosa ti aspetti quando aspetti”. Completano la rosa del cast Peter MacNicol, Tadanobu Asano e John Tui.

Lo scapestrato Alex Hopper (Kitsch) deve mettere la testa a posto: arruolato in Marina, sotto esortazione del fratello maggiore e ufficiale comandante Stone (Skarsgård), non ne combina una giusta mandando su tutte le furie l’ammiraglio Shane (Neeson), integerrimo militare nonché padre della giovane e bella fidanzata Sam (Decker). Quando ormai la sua carriera sembra spacciata, è costretto a far fronte a un evento senza precedenti; alcuni navi aliene, richiamate dai segnali inviati da alcuni satelliti a scopo scientifico, sono atterrate sulla terra con un’unica intenzione: conquistarla.

Strategia, calma spirito d’osservazione: ecco cosa ci vuole per vincere una partita di battaglia navale. Ma quando ad attaccare ci sono delle navi aliene, pronte a tutto pur di soggiogare la forza umana? La risposta è nei ben 131 minuti di “Battleship”, un coinvolgente mix di azione, esplosioni e scontri rocamboleschi senza lesinare neanche su un buon pizzico di ironia, perfetto per bilanciare il risultato finale senza prendersi troppo sul serio.

Peter Berg ama stare in equilibrio sul filo del rasoio, tanto da farlo in più occasioni: dagli equipaggiamenti ultratecnologici della Marina a stelle e strisce, un vero e proprio omaggio del regista all’Arma d’appartenenza del padre, alle navi spaziali e agli alieni disegnati con l’ausilio della computer grafica fino alla presenza del vero colonnello Greg Gadson nel ruolo di Mick Canales, soldato USA ed ex giocatore di football che convive con delle gambe al titanio in seguito a un attentato del quale è rimasto vittima in Afghanistan, il regista gioca con una commistione di realtà e fantasia che ben si fondono in un unico prodotto più che godibile. Anche il dualismo tra antico e moderno non manca: tra navi, questa volta quelle che galleggiano in acqua, da museo e modelli dotati di ultime tecnologie e soldati, i giovanissimi interpretati da {#Rihanna} in primis, in un ruolo da maschiaccio che le calza piuttosto bene e i veterani richiamati a rapporto per salvare il mondo, Berg mette faccia a faccia diverse realtà in maniera divertente, capace di lasciare gli spettatori attaccati alle poltroncine del cinema.

E si può provare anche a chiudere un occhio sulle incongruenze che sono alla base della vicenda, come i molti interrogativi sull’invasore alieno e sui diversi esperimenti scientifici messi in atto da terrestri ed extraterrestri; forse leggermente più lungo del necessario, ma Battleship ce la mette tutta per ritagliarsi un posticino tra i film fantascientifici caotici e rumorosi – decisamente troppo in più di una scena dai risvolti esplosivi – del filone emerso negli ultimi anni. Non c’è neanche bisogno di citare il cast, a proprio agio in una storiella non troppo impegnativa, perfetta per una serata scacciapensieri; sono tutti perfetti, in effetti sarebbe difficile dire il contrario visti i semplici risvolti psicologici dei protagonisti, nei loro ruoli poco caratterizzati: c’è poco da sapere, in fondo, sulla vita e sul passato dei soldati che si alternano sullo schermo con l’unico scopo di salvare il mondo.

Niente di nuovo, niente che non sia già stato visto o vissuto; eppure “Battleship” riesce nonostante la sua visione surreale e semplicistica a essere un interessante diversivo, soprattutto rispetto ai suoi precedenti tutti armi e patria, convinti di cambiare il mondo a colpi di pellicola. Niente insegnamenti o morali non richieste, dunque, almeno a prima vista: è pure è difficile non notare che anche i mostri venuti dallo spazio hanno una propria etica. Che possano insegnarla anche gli umani? Di certo, questa è un’altra storia.