Non c’è verso: la signorina Belen Rodriguez riempie le giornate di noi italiani: volenti o nolenti, ce la dobbiamo sorbire in tutte le salse. In qualità di modella, presentatrice TV, donna innamorata, sfascia-famiglie,  cantante, donna incinta, testimonial di 243 case di moda che non capiscono nulla di marketing perché ormai non lo guarda più nessuno il jeans, il push-up, o il paio di scarpe che indossa. Sia gli uomini che le donne vanno oltre, la denudano, la spogliano con gli occhi, i primi per impulso sessuale, le seconde per poi rodersi il fegato d’invidia appellandola con prevedibili aggettivi.

Il polverone che la showgirl ha alzato in questi giorni riguarda nuovamente la farfallina (e mi delude: insomma dai Belen, tiraci fuori un’idea più originale, questo benedetto tatuaggio ormai è out!): la città di Milano, è stata tappezzata con i poster dell’ennesima marca di intimo di cui è testimonial, dove appare in tutta la sua beltà mentre si sfila una mutandina. Nulla che non avessimo già visto insomma. Qualche residente ne è rimasto molto infastidito, tanto da richiederne la rimozione e presentare una denuncia al commissariato di polizia di Stato.

Da giorni le mamme del quartiere ci segnalano il fastidio nel dover passare di fronte al poster mentre accompagnano a casa i figli – dice Paolo Uguccioni, presidente del comitato di quartiere – e fanno giustamente presente il potenziale rischio per la sicurezza della circolazione causato dal poster, che distrae gli automobilisti in un incrocio già di per sé abbastanza pericoloso (quello di Corso Buenos Aires)”. Nella denuncia si definisce il cartellone “molto diseducativo nei confronti dei bambini“, rilevando come “in questo periodo natalizio sarebbe stato certamente più appropriato proporre altri soggetti“.