La bellezza, uno dei punti fissi di ogni donna, sembra essersi fissata negli ultimi anni su alcuni standard facilmente riscontrabili nelle immagini lanciate quotidianamente dai media: visi perfetti, corpi mozzafiato e gambe lunghissime, il tutto contornato da un’imprescindibile magrezza, croce e delizia del sesso femminile. Ma è sempre stato così? La risposta appare scontata: no; quella della longilineità è una caratteristica emersa solo recentemente.

Galleria di immagini: Bellezza: i manifesti pubblicitari degli anni '50 e '60

A far riemergere quest’importante questione è stato il sito inglese Retronaut che, specializzato in immagini che vanno dagli albori della storia fino ai giorni nostri, ha portato alla luce alcuni interessantissimi annunci pubblicitari diffusi negli Stati Uniti tra gli anni ’50 e ’60 in cui venivano sponsorizzate niente di meno che le curve femminili, quelle appartenenti a quella fetta di popolazione che ora viene definita “curvy“. Ironia della sorte, viene da pensare, visto che sono proprio gli USA una delle nazioni in cui è maggiormente diffusa l’obesità, almeno quanto la ricerca morbosa della {#bellezza} e della perfezione fisica.

Nelle pubblicità, tutte originali dell’epoca, appaiono slogan inequivocabili che recitano frasi come “se vuoi essere popolare, non puoi permetterti di essere magra”, o “aggiungi curve attraenti alla tua figura”, sottolineando come qualche chilo in più – ovviamente niente di patologico o eccessivamente pronunciato – potesse conferire all’aspetto quel tocco in più di fascino a cui i più magri non potevano aspirare. Negli slogan non mancano neanche le esortazioni alla popolazione maschile, con “un uomo magro non ha possibilità… Vorrei poter metter su peso”.

Leggendoli ora, 60 anni dopo la loro pubblicazione, questi annunci fanno storcere più di un naso, visto che oltre al modello esistente, agli antipodi rispetto a quello della metà del secolo precedente, sta prendendo pian piano piede una nuova e intelligente corrente di pensiero che cerca di valorizzare le diversità, vero elemento di riconoscimento di ogni donna. Sono infatti sorti molti centri che aiutano a combattere i terribili disordini elimentari che, purtroppo troppo spesso, colpiscono chi non riesce a vivere a proprio agio con il corpo, costantemente messo a confronto con quello di modelle e star del jet set che hanno fatto della magrezza assoluta un vero e proprio stile di vita. Longilinea o curvilinea non c’è differenza, saper accettare e vivere in maniera positiva il proprio corpo va al di là della taglia.

Ma cos’è che negli anni ha rovesciato completamente la faccia della medaglia, senza mai passare per una diplomatica via di mezzo? La risposta è ardua. Si parla spesso del cambiamento di condizioni economiche e sociali, paragonando quel periodo come molto più faticoso e impegnativo rispetto agli ultimi decenni, quando ancora non si era soliti delegare alla tecnologia i lavori più pesanti. C’è chi cita anche un ciclico alternarsi delle forme: basta pensare all’epoca vittoriana, quando le curve erano simbolo di benessere, fino agli anni ’20, dominati da algide figure filiformi, al dopoguerra in cui le maggiorate col fisico a clessidra come {#Marilyn Monroe} o Rita Haywhorth spopolavano al cinema fino alla fine dei Sessanta quando Twiggy è diventata la regina incontrastata delle passerelle di {#moda}.

È evidente che i fattori scatenanti sono molti e totalmente diversi, in costante mutazione secondo gli stili di ogni tempo. Una sola certezza resta: mentre tutto cambia, l’unica certezza è che la bellezza, declinata negli infiniti aspetti di ogni donna, continuerà a essere cruccio e arma di seduzione del sesso femminile.

Fonte: Retronaut